Cronaca

"Prove inquinate e contributi anomali": ecco perchè la Procura vuole arrestare i fratelli Pagano

"Tangenti" mascherate da elargizioni, favori, testimoni avvicinati e movimenti bancari sospetti. Questi gli elementi che la Procura di Napoli porterà il prossimo 15 marzo davanti al Riesame per chiedere il carcere per sindaco e giudice

Ricerca di cospicui contribuiti, aiuti nei concorsi, inquinamento delle prove e movimenti bancari sospetti. Questi gli elementi che la Procura di Napoli porterà il prossimo 15 marzo, davanti ai giudici del Riesame, per chiedere il carcere per i fratelli Carmine e Mario Pagano. Il primo sindaco attuale di Roccapiemonte, il secondo magistrato in servizio a Salerno poi trasferito in Calabria, prima di finire agli arresti domiciliari. Di lui la Procura dice: «Mario Pagano è il centro di un vasto sistema corruttivo nel cui ambito egli fa commercio sia della sua attività di giudice che dell’influenza che è in grado di esercitare su magistrati di ogni ordine e grado, politici e funzionari pubblici». Mentre del fratello, indagato a piede libero per associazione a delinquere, aggiunge: «L’analisi della condotta del sindaco Carmine Pagano, delinea una personalità spregiudicata e adusa ad agire nell’illegalità, per cui l’unica misura idonea appare la custodia in carcere». L'indagine, le cui origini risalgono ad un anno e mezzo fa con i primi avvisi di garanzia e sequestri, è coordinata dal pool dell’aggiunto Alfonso D’Avino e dai pm Celeste Carrano e Ida Frongillo. Una maxi inchiesta, divisa in più tronconi, fatta di tangenti mascherate da elargizioni ad una squadra di calcio, assunzioni, interventi in prima persona e favori in cambio di sentenze pilotate. Teorema accusatorio corposo e al momento, seppur ancora da dimostrare, ritenuto solido dal Gip che ha distribuito diverse misure cautelari anche per altrettanti imprenditori

Il sindaco e i soldi per la Rocchese: "Cerco qualcosa di sostanzioso" 

La figura di Carmine Pagano, difeso dal penalista Giuseppe Buongiorno, rientrerebbe per i pm napoletani in quell’associazione a delinquere, dove sarebbe proprio lui ad «istigare il fratello Mario» e a svolgere un ruolo di collettore e collegamento tra il magistrato e altri soggetti. A riguardo i pm citano diverse conversazioni, oltre che messaggi, con le quali Carmine chiede «interferenza» a Mario per un concorso per guardia penitenziaria e per un’attività al tribunale di Potenza: «Mario, un’altra cosa, siccome devo chiamare M.A. per una cosa mia, lui mi disse che cosa gli dovevi far sapere»; «Si, digli che la tengo sotto controllo, va bene?». Ancora Carmine: « Da parte di C.D.R. dice..vedi un poco se tuo fratello, io adesso mi sto allargando a Salerno, tengo lo studio..se ha bisogno pure a Potenza io sto a disposizione perché sto cercando di trasportare la mia attività a Salerno». Ci sono poi le «pressioni» dei due fratelli verso gli amministratori della Pomilia per ottenere soldi per la Rocchese. Ma dall'altra parte c'è resistenza e loro si sfogheranno così: «Che poi dico che io non è che li voglio per forza, però tu a me..minimo..adesso li ho messi in faccia al muro. Vorrei cercare di trovare due, tre cose sostanziose, questa gente di m. la mandiamo a fare in c. proprio»; «Sono d’accordo». Parole e riflessioni che si intrecciano con i tanti "omissis" sparsi nelle carte della Procura. Sono definite «non tracciabili e anomale» invece le operazioni che Carmine farà dai conti correnti della Rocchese, dai quali attingerà circa 200mila euro. «E’ da escludere che fosse all’oscuro della natura criminosa dell’attività svolta dal fratello Mario per acquisire molti dei "finanziamenti" versati sul conto della Rocchese»

Il giudice e i testimoni da avvicinare

Per il giudice - stando all'Appello dei due sostituti - vi sarebbe concreto il rischio d’inquinamento delle prove. Al contrario di quanto sostenuto dal Gip, Pagano - si legge - quando seppe di essere indagato avrebbe tentato di avvicinare testimoni e concordare con loro «versioni di comodo». E’ Mario a parlare con un’amica: «Tramite un’altra persona gli ho mandato a dire rispettami». Ritorna anche la circostanza del famoso rolex regalato al giudice, servito - secondo accuse - per il rinvio di un’udienza a Salerno. Sempre l’amica a Pagano: «L’importante è che lui si assuma la responsabilità di dire che te lo ha regalato lui, cioè noi dobbiamo assolutamente dare una giustificazione di questo». In un’altra conversazione al giudice verrà detto di cancellare la mail che farebbe da prova ad sentenza redatta da lui invece che da un altro Got: «Quella mail dal computer deve essere cancellata. Ti sei convinto?». Insomma, entrambi i fratelli sarebbero accomunati «dall’abuso di potere, che ne caratterizza lo stile di vita e dalla ricerca costante di danaro sotto forma di contributi, non esitando ad utilizzare modalità vagamente intimidatorie». Il carcere è stato inoltre chiesto per Luigi Angrisani, Roberto Leone, Antonio Piluso, mentre i domiciliari per Giacomo Sessa ed Eugenio Rainone: imprenditori accostati alla galassia del giudice relatore. Nell'indagine, non ancora conclusa, sono indagati anche diversi magistrati di tribunali differenti, funzionari e rappresentanti delle forze dell'ordine.

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