Stalking alla ex, ma i giudici non credono alla vittima: "Contraddizioni nel racconto"

Aveva avuto l’obbligo di non avvicinamento alla sua ex per stalking ma il Riesame glielo ha revocato. L'uomo era stato arrestato dai carabinieri a fine novembre, con le accuse di aver perseguitato e infastidito una giovane donna

Aveva avuto l’obbligo di non avvicinamento alla sua ex per stalking ma il Riesame glielo ha revocato. L'uomo era stato arrestato dai carabinieri a fine novembre, con le accuse di aver perseguitato e infastidito una giovane donna.

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La storia

L'uomo è un imprenditore, romano, M.C. , molto noto e anche ex consigliere comunale del Municipio XII, prima in quota Pdl ed ora migrato nelle file di Noi per Salvini. Secondo i giudici del Riesame, la «ricostruzione delle vittima mal si concilia con gli incontri avvenuti con l’aggressore in ben tre occasioni, di notte e presso una struttura alberghiera nel periodo da lei “denunciato”». La presunta vittima aveva raccontato di insistenze da parte dell'uomo, che l'avrebbe perseguitata con 90 telefonate al giorno, messaggi attraverso messenger, whatsapp e facebook, con richieste inviate anche alle sue amiche. Minacciando, poi, di piantare un coltello nella gamba del fidanzato e di «sfondarlo». Di qui la richiesta di aiuto della donna ai carabinieri quando lui - secondo il suo racconto - l’avrebbe inseguita. Nell'auto dell'uomo i carabinieri trovarono due trapani e una mazza. Un racconto che, secondo i giudici del Riesame, mal si concilia con gli incontri amorosi avuti dai due presso un hotel: uno a settembre e due ad ottobre. Quindi - secondo il Riesame - «la ricostruzione dei fatti mal si concilia con gli incontri avuti con il suo ex che ha denunciato. Circostanza degli incontri che non trova, altresì - scrivono i giudici - neanche giustificazione da quanto dalla vittima precisato, ovvero di aver a volte mentito all’uomo sulla volontà di riprendere la relazione al solo fine di tranquillizzarlo». Del resto - si legge - «la donna non faceva alcun riferimento a questi episodi, verificatisi dopo le denunce presentate contro l’uomo ad aprile, maggio e giugno e prima della denuncia del 23 novembre» episodi che evidenziano «la volontà di infierire» rispetto alle condotte dell’uomo che lei stessa aveva lamentato.

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