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Vellella: Massimo La Rocca racconta l'affondamento del sommergibile italiano

La Rocca chiede il recupero dell'ultimo sommergibile italiano affondato durante la Seconda Guerra Mondiale a pochi chilometri da Punta Licosa

Ancora attenzione sul Velella, lo storico sommergibile italiano affondato durante la Seconda Guerra Mondiale a pochi chilometri da Punta Licosa. A mettere sotto i riflettori la vicenda del sommergibile italiano è, questa volta, lo storico salernitano Massimo La Rocca che traccia le fasi della battaglia che ha comportato la sua scomparsa. Dalla fine di agosto del 1943 nelle acque a sud di Capri il sommergibile britannico Shakspeare pattugliava in cerca di aree minate che potessero essere d'ostacolo alle operazioni alleate nelle acque salernitane.

Dopo l'armistizio del 3 settembre, però, le navi della Regia Marina Italiana non furono avvertite del cessate il fuoco nei confrotni degli alleati. "Alle 19.53 del 7 settembre l’Operatore Sonar della Shakespeare rileva 2 sommergibili nemici, uno a oriente e uno a occidente, che procedono paralleli in direzione sud-ovest, ciascuno distante circa 2 km rispetto alla posizione dei Britannici - spiega La Rocca - Si trattava delle unità navali italiane Benedetto Brin e Velella, che avevano il compito di contrastare l’ormai prevedibile Sbarco degli Anglo-americani sulle coste salernitane, e che in quel momento, forse incautamente, navigavano in emersione. Il Comandante Michael Ainslie in pochi attimi si trova a dover operare una scelta. E’ ormai quasi buio. A est la sagoma del Brin si confondeva con la costa. A ovest quella del Velella invece si stagliava romanticamente, ma anche mortalmente, contro le ultime luci del cielo all’orizzonte. Perfetto obiettivo da colpire. Alle 20.03 da prua vengono lanciati 6 siluri contro il Velella, dei quali almeno 4 vanno a segno causando il suo veloce affondamento - continua lo storico salernitano - Da parte sua il Brin, del quale l’equipaggio avverte anche una grande esplosione subacquea, aumentando la velocità, prosegue la propria navigazione verso sud. A 138 metri di profondità, il Velella tocca il fondo e si corica su un fianco, addormentandosi tra le braccia di Leucosia. Lo Shakespeare alle 20.15 ode un altro sommergibile italiano procedere in direzione sud, poi, sentendosi relativamente tranquillo, alle 21.14 riemerge in superficie. Dei 50 membri di equipaggio del Velella, incluso il Comandante Mario Patané, non risultarono superstiti".

"Beffardamente - continua La Rocca - il destino volle che, dopo nemmeno 24 ore dal disastro di Licosa, Radio Algeri l’8 settembre alle 18.30 annunziasse al mondo l’Armistizio con l’Italia. Il Velella aveva conseguito il triste primato di essere l’ultimo sommergibile italiano perduto nella guerra contro gli Alleati". Solo nel 2003 il Velella è stato ritrovato a pochi chilometri da Punta Licosa ma, ad oggi, il sommergibile ed il suo equipaggio non sono stati ancora recuperati. "A maggio del 2015 - incalza lo storico -. il premier Matteo Renzi disse che l'Italia s’impegnava a recuperare il barcone il cui affondamento ad aprile vicino alle coste libiche causò la morte di 500-600 migranti: Io penso sia giusto che l'Italia porti con sé i secoli di civiltà che ha. Andremo a recuperare quel barcone, costerà 15 milioni d’euro circa, spero li paghi l'Europa, se no li pagheremo noi (Renzi ndr). Quanto meno una dichiarazione simile andrebbe fatta anche per il Velella. A Salerno il Museo Lo Sbarco e Salerno Capitale fino a pochi anni fa non esisteva, per cui un preziosissimo carro armato anfibio Sherman Dd, colato a picco nel corso dello Sbarco del 1943 alla foce del Tusciano, e riportato in superficie nel 2002, fu concesso al Museo Piana delle Orme di Latina. Di tale carro armato sono visibili in tutto il mondo solo altri 2 esemplari, uno a Londra e uno in Normandia, ma un altro esemplare ancora è celato sui fondali del Golfo di Salerno. Oggi però se questo Sherman e il Velella fossero ricondotti a galla, potrebbero essere esposti proprio nel nostro Museo" conclude La Rocca.

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