Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

La morte di un 16enne in scooter, indagine archiviata dalla Procura: i tanti dubbi della famiglia

Archiviata l'indagine sulla morte di Vittorio Senatore, giovane di Cetara morto al Ruggi d'Aragona dopo un incidente in scooter, nella notte tra il 14 e il 15 settembre del 2019. Aveva 16 anni. Il gip ha respinto i motivi di opposizione presentati dalla famiglia del ragazzo

Archiviata del tutto l'indagine sulla morte di Vittorio Senatore, giovane di Cetara morto al Ruggi d'Aragona dopo un incidente in scooter, nella notte tra il 14 e il 15 settembre del 2019. Aveva 16 anni. Il gip ha respinto i motivi di opposizione presentati dalla famiglia del ragazzo, chiudendo del tutto l'inchiesta

La storia

L'opposizione si basava su una serie di perizie di parte, firmate da un medico legale, che riferiva che le lesioni riportate dal giovane fossero "da considerarsifortemente da sormontamento". Contrariamente a quanto sostenuto dai consulenti tecnci della Procura, che le considerarono "compatibili con l'impatto della parte destra del corpo prima sull'asfalto, ed infine contro il marciapiede". Il gip ha accolto quest'ultima tesi. La famiglia, invece, è convinta che quella sera non fosse il figlio a guidare lo scooter, ma un altro ragazzo. L'incidente avvenne a via Croce, tra Salerno e Vietri sul Mare. Il giovane tornava a casa, ma forse aveva lasciato lo scooter in mano ad un'altra persona. Il motorino era integro dopo l'incidente e il chilometraggio superiore al limite consentito nei centri abitati. Le lesioni, invece, ritenute da "sormontamento" per il carico di una ruota di un altro mezzo o per impatto con asfalto e marciapiede. La famiglia aveva anche ribadito nella sua memoria che un infermiere del Ruggi disse loro che sembrava che fosse "passato un tir sopra il corpo del ragazzo". Anche questa circostanza, però, non è stata ritenuta importante dal gip. Furono sollevati dubbi anche sui vestiti, mai restituiti dall'ospedale, che invece sosteneva che il ragazzo fosse giunto in ospedale solo con le scarpe. Eppure in obitorio i vestiti c'erano, poi sarebbero finiti in un cesto per rifiuti speciali. Anche gli amici del giovane finirono nel mirino, con un comportamento definito "ambiguo" - sempre nelle memorie della difesa - all'indomani del decesso. Finirono al vaglio del giudice anche dei messaggi di alcune chat, sui quali però il magistrato ha spiegato impossibile intravedere la possibilità di risalire all'idenetità dell'autore di eventuali condotte colpose. Molto delusa la famiglia, che non esclude ulteriori azioni legali a riguardo. 

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