Cronaca

Omicidio Petrone, Corte d'Appello conferma ergastolo per Villacaro

I giudici di secondo grado hanno confermato per l’ex capo clan la condanna all’ergastolo, lasciando inalterati anche i trent’anni di carcere a cui è stato condannato, in abbreviato, il killer Vincenzo D’Andrea

Le dichiarazioni spontanee che ieri mattina Vincenzo Villacaro (detto Ciro) aveva reso ai giudici non gli hanno evitato il secondo ergastolo. Anche per la Corte d’Assise d’Appello, così come fu per il primo grado, fu lui a ordinare, nell’agosto del 2007, la morte di Fabio Petrone , ucciso sulla moto poco dopo l’uscita autostradale di Baronissi mentre rientrava a casa della sorella. I giudici di secondo grado hanno confermato per l’ex capo clan la condanna all’ergastolo, lasciando inalterati anche i trent’anni di carcere a cui è stato condannato, in abbreviato, il killer Vincenzo D’Andrea. Sono le stesse condanne che i due sodali avevano già incassato per l’omicidio di Donato Stellato , divenute definitive pochi mesi fa con il passaggio in giudicato in Cassazione. E all’assassinio del minore dei fratelli “papacchione” è legato a doppio filo quello di Petrone.

L'omicidio 


Quello di Fabio Petrone fu il secondo omicidio compiuto, nel 2007, dalle “nuove leve” per il controllo dei traffici illeciti, soprattutto degli stupefacenti, nella città di Salerno. Ad aprire uno squarcio su quei fatti furono i collaboratori di giustizia. A risultare determinanti le dichiarazioni rese da Ciro De Simone. A far ammazzare Petrone fu Villacaro «per chiudergli la bocca». Questo a causa delle prime notizie che arrivavano sui pentimenti di alcuni componenti del gruppo criminale. Come per Petrone. A far nutrire dubbi ulteriori una perquisizione domiciliare che subì la vittima in casa, alla quale non seguirono provvedimenti della magistratura. Villacaro e D’Andrea temevano che Petrone potesse rivelare particolari sull’altro omicidio che scosse l’opinione pubblica quell’anno, il 2007: l’uccisione di Donato Stellato, crivellato di colpi d’arma da fuoco davanti al Palazzo di Giustizia. Sei mesi dopo, ad Antessano di Baronissi, all’uscita dello svincolo del raccordo autostradale, anche Petrone fu ucciso mentre raggiungeva la località della Valle dell’Irno dove, nel frattempo, si era trasferito a vivere. A Petrone fu sparato un colpo di pistola in bocca. Per i giudici di primo grado quello di Baronissi fu un omicidio di camorra. Resta da attendere la sentenza dei giudici in Appello 

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