Lo accoltellò per il furto di un cellulare: "Volevo che lo restituisse"

Si è difeso così Clemente Mandile, il 18enne accusato del tentato omicidio di un ragazzo di 25 anni, oltre che di lesioni, per aver ferito anche il padre del ragazzo. Il gip lo ha mandato agli arresti domiciliari

«Volevo restituire un telefono cellulare che S.G. aveva preso ad un ragazzino, in villa». Si è difeso così Clemente Mandile, il 18enne accusato del tentato omicidio di un ragazzo di 25 anni, oltre che di lesioni, per aver ferito anche il padre del ragazzo. Il gip Alfonso Scermino, dopo l’interrogatorio di garanzia, ha disposto per lui gli arresti domiciliari liberandolo dal carcere. Difeso dal penalista Fortunato De Felice, il ragazzo ha spiegato: «Ero in villa con un gruppo di amici e ho visto che S.G. prendeva un telefono che era caduto a terra, dalla tasca di un gruppo di ragazzini. L’ho visto piangere perché il ragazzo non trovava più il suo telefono. Gli avevo detto che forse sapevo chi lo aveva preso. Quando sono andato a parlare con S.G. lui mi ha detto che dovevo farmi i fatti miei». La coltellata sferrata all’addome al 25enne e alla zona lombare, al padre, sarebbe stata solo il frutto - ha spiegato il giovane - di una reazione di difesa. L’arma utilizzata era un coltello piccolo, a scatto. Questa la versione di Mendile, diventato maggiorenne da soli quattro mesi. Il ragazzo di 25 anni è fuori pericolo, invece. Al giudice il 18enne ha spiegato di aver compreso l’errore commesso, rispondendo al resto delle domande. Per lui è scattata la misura alternativa degli arresti domiciliari. Subito dopo la colluttazione, era fuggito. Dopo aver ascoltato i testimoni, i carabinieri fermarono il 18enne, convinto da un amico a costituirsi al telefono, dopo essere stato identificato. L’indagine è condotta dal sostituto Roberto Lenza.

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