Cella senza servizi igienici e aria, detenuto all'ergastolo chiede risarcimento

L'uomo ha fatto ricorso chiedendo un risarcimento danni per un periodo di detenzione trascorso in condizioni non conformi ai criteri dell'articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo

Una cella senza luce, servizi igienici e con poca aria. Sarà ora oggetto di una valutazione del Tribunale di Sorveglianza il caso di Umberto Adinolfi, 56enne di San Marzano sul Sarno, che aveva fatto ricorso in Cassaizone per un risarcimento per inumana detenzione. L'uomo era stato condannato nel 2016 all’ergastolo per il duplice omicidio di Vincenzo Marrandino, figlio del boss cutoliano Giovanni, e Antonio Sabia - il suo autista - avvenuto il 30 luglio del 1986 a Capaccio, nonché per l’uccisione dell’imprenditore Salvatore Vaccar, nel 2004 tra Angri e Sant’Egidio del Monte Albino.

La storia

L'uomo ha fatto ricorso chiedendo, così, un risarcimento danni per un periodo di detenzione trascorso in condizioni non conformi ai criteri dell'articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. Il reclamo, rigettato inizialmente dai magistrati di Sorveglianza dei Tribunali di Macerata e Ancona, è finito anche in Cassazione. Nello specifico, la cella nella quale sarebbe stato rinchiuso Adinolfi, in regime di 41 bis, era di nove metri quadri. Si parla di un isolamento diurno trascorso ad Ascoli Piceno e Cuneo. Stando al ricorso della difesa, l'interno era insalubre, con scarsa illuminazione e senza servizi igienici. Gli avvocati avevano fatto leva su quanto previsto dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo, secondo cui "non possono essere violati i diritti riguardanti l'utilizzo privato della toilette, l'aerazione, l'accesso alla luce e all'aria naturali, la qualità del riscaldamento e il rispetto delle regole sanitarie di base». In ragione di ciò, la Cassazione sulla permanenza nel carcere di Ascoli Piceno, ha attribuito «decisivo rilievo allo spazio di nove metri quadri disponibile all'interno della cella, senza confrontarsi con le carenze lamentate e senza porle in rapporto alle concrete modalità detentive". Nel caso di Cuneo, invece, hanno dissentito dal rilievo attribuito ad analoghe carenze, senza però dare conto delle ragioni per le quali "l'assenza d’illuminazione, così come la carenza dei servizi igienici". Il Tribunale di Sorveglianza di Anconra, dovrà ora pronunciarsi nuovamente sulla vicenda, proprio  seguendo le direttive della Suprema Corte.

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