Cronaca

Agguato fallito all'ex pentito, Cassazione di no a scarcerazione di un 31enne di Pagani

La Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa. Il 31enne, residente a Pagani e in carcere da allora, aveva sollevato dubbi sulla sua identificazione. Prima della Suprema Corte, il Riesame aveva già rigettato una prima istanza

Resta in carcere N.F. , accusato insieme a R.G. del tentato omicidio del 13 aprile scorso a San Marzano sul Sarno, di C.A. Quel giorno furono esplosi diversi colpi d'arma da fuoco contro un'auto sulla quale viaggiavano un 36enne di Poggiomarino, C.A. , il fratello e il cugino. L'uomo, in passato, aveva collaborato anche con la giustizia. La Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa. Il 31enne, residente a Pagani e in carcere da allora, aveva sollevato dubbi sulla sua identificazione. Prima della Suprema Corte, il Riesame aveva già rigettato una prima istanza

L'inchiesta

Le accuse per entrambi sono di tentato omicidio pluriaggravato da premeditazione e dal metodo mafioso, nonchè di detenzione illegale di armi comuni da sparo. Fu possibile risalire ai due, grazie ad indagini coordinate dalla Dda di Salerno nei confronti di gruppi criminali tra l'agro nocerino-sarnese e l'interland napoletano. R.G., già condannato con sentenza irrevocabile per omicidi ed estorsioni e per partecipazione all'associazione camorristica di Carmine Alfieri, con riferimento al clan di Pasquale Galasso, aveva accumulato condanne per 227 anni complessivi, 7 mesi e 28 giorni di reclusione ridotti a 30 anni. Risulta partecipe della "strategia della disocciazione" elaborata da Angelo Moccia: scarcerato l'8 marzo 2020, fu sottoposto alla libertà vigilata per 3 anni. Il 19 febbraio 2016 gli era stata revocata la semilibertà, con l'applicazione dei domiciliari. La ricostruzione del tentato omicidio si era fondata su conversazione tra diverse persone, comprese gli indagati, intercettate in un locale mansardato di Pagani che R.G. si era procurato adibendolo a sua base operativa. L'agguato ai danni dell'ex pentito non era andato a buon fine per via di un problema legato ad una delle pistole usate e grazie alla pronta reazione della vittima che, nonostante i colpi, era riuscita a ingranare la retromarcia e fuggire. La vittima fu bloccata in auto e colpito dai due, dopo avergli messo fuori uso, con le armi da fuoco, il vano motore della sua vettura, in pieno giorno e vicino al cimitero. Il suo omicidio era stato pianificato da R.G. sia per assicurarsi il predominio del controllo criminale di una parte dell'agro nocerino-sarnese e sia perchè la vittima era stata identificata dallo stesso R.G. quale ostacolo agli interessi economici suoi e della sua organizzazione.

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