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Agguato fallito all'ex pentito, il gip lascia in carcere i due indagati per tentato omicidio

Quel giorno furono esplosi diversi colpi d'arma da fuoco contro un'auto sulla quale viaggiavano un 36enne di Poggiomarino, Carmine Amoruso, il fratello e il cugino.

Restano in carcere Rosario Giugliano e Nicola Francese, accusati del tentato omicidio di martedì scorso a San Marzano sul Sarno, ai danni di Carmine Amoruso. Quel giorno furono esplosi diversi colpi d'arma da fuoco contro un'auto sulla quale viaggiavano un 36enne di Poggiomarino, Carmine Amoruso, il fratello e il cugno. L'uomo, in passato, aveva collaborato anche con la giustizia. 

L'inchiesta

Il giudice ha convalidato il fermo della Dda, ravvisando il pericolo di fuga per i due indagati, insieme alla reiterazione del reato, con un possibile scontro a fuoco tra due gruppi criminali, qualora i due tornassero in libertà. Le accuse per entrambi sono di tentato omicidio pluriaggravato da premeditazione e dal metodo mafioso, nonchè di detenzione illegale di armi comuni da sparo. Fu possibile risalire ai due, grazie ad indagini coordinate dalla Dda di Salerno nei confronti di gruppi criminali tra l'agro nocerino-sarnese e l'interland napoletano. Giugliano, già condannato con sentenza irrevocabile per omicidi ed estorsioni e per partecipazione all'associazione camorristica di Carmine Alfieri, con riferimento al clan di Pasquale Grasso, aveva accumulato condanne per 227 anni complessivi, 7 mesi e 28 giorni di reclusione ridotti a 30 anni. Risulta partecipe della "strategia della disocciazione" elaborata da Angelo Moccia: scarcerato l'8 marzo 2020, fu sottoposto alla libertà vigilata per 3 anni. Il 19 febbraio 2016 gli era stata revocata la semilibertà, con l'applicazione dei domiciliari. La ricostruzione del tentato omicidio si era fondata su conversazione tra diverse persone, comprese gli indagati, intercettate in un locale mansardato di Pagani che Giugliano si era procurato adibendolo a sua base operativa. L'agguato ai danni di Amoruso non era andato a buon fine per via di un problema legato ad una delle pistole usate e grazie alla pronta reazione della vittima che, nonostante i colpi, era riuscita a ingranare la retromarcia e fuggire. Amoruso era stato bloccato in auto e colpito dai due, dopo avergli messo fuori uso, con le armi da fuoco, il vano motore della sua vettura, in pieno giorno e vicino al cimitero. Il suo omicidio era stato pianificato da Giugliano sia per assicurarsi il predominio del controllo criminale di una parte dell'agro nocerino-sarnese e sia perchè Amoruso era stato identificato dallo stesso Giugliano quale ostacolo agli interessi economici suoi e della sua organizzazione.

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