Cronaca

San Matteo: Bellandi porta il "Braccio" in carcere, la lettera di don Rosario Petrone

Presenti i vertici dell’istituto carcerario, a partire dalla direttrice Romano, e i rappresentanti della Polizia Penitenziaria

In occasione dei festeggiamenti in onore del Santo Patrono San Matteo, questa mattina, l’arcivescovo di Salerno Monsignor Andrea Bellandi ha celebrato la Santa Messa all’interno della casa circondariale di Fuorni portando anche il Braccio del Santo. Ad accoglierlo don Rosario Petrone, cappellano del carcere e parroco della chiesa di San Demetrio. Presenti i vertici dell’istituto carcerario, a partire dalla direttrice Romano, e i rappresentanti della Polizia Penitenziaria.

La visita del vescovo in carcere

La lettera:

“Siate Cercatori instancabili di ciò che è perduto, annunciatori della certezza che ciascuno è prezioso per Dio”. Con questa espressione, Papa Francesco, il 7 ottobre del 2020, salutava i responsabili della Pastorale Carceraria Nazionale. Con gli stessi sentimenti, oggi vogliamo accogliere Voi, Carissima Eccellenza, in mezzo a questa realtà che, continuamente vive una generale anomalia nel sistema, rivelando una condizione di grave Malessere. In particolare, voglio condividere con Voi la difficile situazione che in questi, ormai 2 anni, a causa del Covid, sperimentiamo come cercatori e annunciatori di quella parola Sacra che ci chiama al Servizio. Vivere in carcere, vivere il carcere, non è cosa alquanto semplice. La situazione, già precaria e sofferta, che ogni detenuto vive di fronte al tema del giudizio della pena, diventa, in questo ambiente, a volte insopportabile, perché gravata da tante condizioni che rendono quell’ esistenza davvero ai limiti dell'accettazione umana.Il Covid ha messo in luce tanti limiti che l'istituzione carceraria vive, quali: gli ambienti, la manutenzione, il personale, la sicurezza, la dignità, il rispetto dei diritti, il rinserimento sociale, il percorso educativo, la sospensione delle celebrazione Eucaristica, la frequentazione dei volontari…Dove la persona umana non è valorizzata non vi è spazio per altro, solo un desolante e disperato vuoto. Tutto questo ha contribuito ad accrescere la sofferenza dei detenuti, insieme a quella degli addetti. Il carico psicologico è davvero schiacciante, se non sono offerti strumenti per prevenirlo e fronteggiarlo. Come possiamo rispondere a tutto questo...qui, spesso, si vedono ombre che non vivono un esistenza, ma risultano esseri inesistenti...l'esasperazione è sì grande che si moltiplicano le aggressioni agli agenti di polizia penitenziaria, gli atti distruttivi nei confronti degli ambienti; basti ricordare cosa si è verificato l' anno scorso e così tra crescenti macerie materiali e morali, cresce il degrado, il senso di abbandono, l'impotenza di chi vive e lavora all'interno, e la tranquilla indifferenza di chi è fuori. Che valore ha la vita all'interno del carcere?Di tale realtà si parla, sempre, in termini di numeri, di percentuali. Di fatto, non si riesce a compiere un ulteriore passo, a comprendere che si è davanti a persone, uniche ed irripetibili, che meritano il riconoscimento della loro dignità. “Vi diranno che non siete abbastanza. Non fatevi ingannare, siete molto meglio di quello che vi vogliono far credere” San Giovanni Paolo II. Più mi dedico alla missione di Cappellano e più scorgo nel volto di tanti, la sofferenza del Cristo Crocifisso. Ma nel loro sguardo scorgo anche l'ombra dei crocifissori. Non basta ricorrere solo alla parola di conforto, al consolante ascolto, pure importante. Dobbiamo osare molto di più, occorre davvero un'autentica conversione sociale e morale. I detenuti scontano pene scaturite da un giudizio, la loro condizione di degrado è giudizio per tutti noi. Di fronte a loro siamo, infatti, posti di fronte alla verità, sulla nostra fede, sulla nostra vita. Si invoca, continuamente a buon ragione l'intervento efficace delle istituzioni a vari livelli, della politica, ma se non c'è un'autentica conversione del cuore, per la quale siamo disposti a seguire Cristo in questi fratelli e queste sorelle, mettendo a disposizione ciò che è l'impegno autentico della nostra esistenza, anche le istituzioni perdono di credibilità.Prima di ricostruire i luoghi, vanno ricostruite le relazioni e portare al centro la vita di coloro che hanno un posto privilegiato nel cuore di Dio. Siamo disposti, noi, a farci crocifiggere con loro?  Senza di ciò il nostro servizio è vano. Occorre una rivoluzione culturale, un risveglio delle coscienze, una presa di coscienza totale.Auspichiamo che nel prossimo Sinodo che la Chiesa sta organizzando, si possano mettere al centro gli ultimi che sono e saranno sempre la ricchezza della Chiesa.Chiesa in uscita, che nasce sotto la croce, con Maria Madre della Pietà. Grazie Eccellenza per la Vostra presenza in preparazione alla festa di San Matteo che nel suo Vangelo ci ricorda “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me.”  Grazie per il cammino che vorremo E potremmo fare insieme.

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