San Matteo, don Michele Pecoraro: "Niente inchini. Entrare al Comune? Non è importante"

Il nuovo parroco del Duomo a Il Mattino: "Il Santo Patrono non è un divo. Negli ultimi anni ci si è lasciati un po' andare al personalismo, all'esaltazione della civitas ma senza un contenuto di fede"

Si continua a discutere sulle modalità con cui quest’anno dovrà essere svolta la processione in onore di San Matteo a Salerno. Al centro della querelle tra i portatori e la Curia gli inchini delle statue durante la cerimonia religiosa. E, soprattutto, l’eventuale ingresso della statua del Santo Patrono sotto i portici del Comune. Due tappe che, però, la Cei Campania ha cancellato lo scorso anno attraverso un nuovo regolamento su riti e celebrazioni religiose dopo gli inchini verificatisi in Sicilia e Calabria dinanzi la casa di alcuni boss. Di qui le contestazioni dello scorso anno contro Luigi Moretti e l’avvio di un’inchiesta da parte della Procura proprio sugli insulti arrivati alle orecchie dell’arcivescovo di Salerno.

Oggi, in un’intervista al quotidiano Il Mattino, ha rompere il ghiaccio sulla vicenda è il nuovo sacerdote della parrocchia di San Matteo e San Gregorio Magno, don Michele Pecoraro che dice: “San Matteo non è un divo” e precisa che nelle sue processioni non ci sono inchini o giravolte. E sull'ingresso della statua del Patrono a Palazzo di Città: "Il problema non è entrare al Comune, fare quei pochi metri. Non è la cosa più importante, se il vescovo ha stabilito così. I santi devono camminare, sostare e non entrare. Sono le regole. Non c’è una chiusura del vescovo. Negli ultimi anni - conclude - ci si è lasciati un po’ andare al personalismo, all’esaltazione della civitas ma senza un contenuto di fede”.
 

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