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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Cronaca

Duomo di Salerno: storia di un simbolo e del suo Patrono

Perché le reliquie di San Matteo sono custodite nel Duomo di Salerno? Le reliquie di quale reale del passato giacciono all'interno della cattedrale normanna? Scopritelo con noi.

Salerno è stata per tre secoli consecutivi sotto dominazione longobarda per cui la maggior parte dei suoi tesori architettonici e storici, come il Castello di Arechi, sono stati eretti ed edificati proprio durante questo periodo. La cattedrale di Salerno stranamente non rientra nel patrimonio storico-artistico lasciato dai longobardi, ma è stato edificato durante il regno normanno e rappresenta un altro esempio di architettura, oltre quella longobarda, rimasta in piedi per secoli e diventata ben presto il simbolo della città.

San Matteo e il legame indissolubile con Salerno

Ogni anno la processione, che vede portati in trionfo i reliquiari gotici di San Matteo e dei SS Martiri Salernitani, parte proprio dal duomo, sapete perché? Nel 1081 le reliquie di San Matteo, Patrono della città, vennero inumate proprio all’intero della cripta del duomo su ordine dell’Imperatore Michele e del duca Roberto il Guiscardo: la cattedrale, quindi, è diventata la custode unica delle reliquie del Santo, e non solo. Al suo interno, infatti, si trova anche il monumento funebre della Regina Margherita di Durazzo, opera del Baboccio, la statua di fattura gotica della Vergine con Bambino, e i noti quadri del Solimena e di Francesco De Mura. Oltre alla maestosità dell’interno, per cui ci si ferma ad ammirare le cappelle laterali di stile barocco, risalta agli occhi il pavimento a mosaico del transetto nonché i mosaici presenti nelle absidi laterali e il sepolcro proprio di papa Gregorio VII. Se si vogliono ammirare tutti i tesori custoditi all’interno della cattedrale di origine normanna, è inevitabile una visita alla cripta trasformata nel XVII da Domenico Fontana che ne concepì la volta in riquadri ottagonali alternati a quelli circolari delimitati da stucchi e affreschi. Al Fontana si deve anche l’originale doppio altare centrale che ha permesso di celebrare in contemporanea due messe. Nel corso degli anni, queste modifiche del Fontana vennero ulteriormente alterate: tra il 1718 e il 1721, vennero cambiati i due accessi alla cripta e nel 1763 la stessa venne ricoperta da marmi policromi dal Ragozzino, che seppe integrare e rispettare il piano decorativo concepito precedentemente dal Fontana. Oggi la cattedrale appare a chiunque la visiti maestosa e dall’atmosfera indecifrabile: da un lato, infatti, gli evidenti tratti tipicamente romanici e gotici permettono al visitatore di rivivere i fasti medievali, dall’altra i restauri in stile barocco rendono unico questo gioiello del salernitano.

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