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I relatori

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Festeggiamenti in onore di San Matteo, due salernitani per il triduo biblico al Duomo

In particolare, i due salernitani, Parente e Russo, hanno incentrato il loro rispettivo discorso sul giudizio finale, evidenziandone diversi e complementari aspetti

E' stata presentata da teologi, per la prima volta, presso la Cattedrale di Salerno, una riflessione biblico-pastorale a partire dall’insegnamento del Vangelo di Matteo, nell’ambito dei festeggiamenti patronali in onore del Santo Patrono. Un’iniziativa culturale, quella svolta nelle sere dal 18 al 20 settembre, che conferisce ai festeggiamenti tradizionali della pietà popolare, il fondamento teologico della fede e della devozione all’evangelista “pubblicano” che fu chiamato da Cristo a essere uno dei Dodici apostoli. Il parroco del Duomo, don Michele Pecoraro, ha invitato alcuni docenti della Facoltà Teologica di Napoli e dell’Istituto di Scienze Religiose di Salerno. Sono intervenuti, dunque, il prof. don Gaetano Di Palma, docente ordinario di Scienze bibliche e Decano uscente della Facoltà di Capodimonte; il prof. Pasquale Giustiniani, filosofo teoretico e delle religioni, nonché bioeticista; la professoressa Lorella Parente, docente di Teologia dogmatica e ricercatrice per conto di Caritas italiana; il prof. don Ernesto Della Corte, biblista e docente di Sacra Scrittura; il prof. Giuseppe Falanga, liturgista e docente di Teologia dogmatica; il prof. don Marco Russo, docente di Teologia e Direttore di Caritas Salerno.

In particolare, i due salernitani, Parente e Russo, hanno incentrato il loro rispettivo discorso sul brano di Mt 25, 40-43, relativo al giudizio finale, evidenziandone diversi e complementari aspetti. La professoressa Parente ha esordito: "Se riuscissimo a vedere nei poveri, nei reietti, nei più miseri, colui che vi si nasconde dietro. Avremmo scoperto un accesso segreto al regno di Dio! Questo l’insito messaggio del nostro patrono, quando riporta le parole di Gesù: In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Tanti santi, beati e sconosciuti servi di Cristo l’hanno capito e testimoniato nel loro vissuto esistenziale e teologico, a partire dai Padri della chiesa, passando per Francesco di Assisi, fino ai santi cosiddetti della carità sfrenata del XIX secolo (Lodovico da Casoria, Caterina Volpicelli, Giuseppe Cottolengo, Giovanni Bosco, Giacomo Cusmano, Annibale Maria di Francia, Bartolo Longo…) e oltre, ai giorni nostri (Teresa di Calcutta in primis). L’insegnamento è questo: la tua salvezza passa per i poveri che incontri. Loro ti presenteranno al Creatore, nell’ora del tuo ingresso al suo cospetto". E il professor Russo ha osservato: "Il richiamo dell’evangelista Matteo è alla giustizia. La chiesa è chiamata a rispondere. Ogni cristiano è chiamato a rispondere della responsabilità che ha nei confronti della giustizia, perché le parole di Matteo sono limpide: Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Dobbiamo interrogarci seriamente sul nostro contributo alla costruzione del Regno. Si tratta di non sottrarsi all’impegno di giustizia nei confronti della realtà in cui siamo chiamati a vivere. Il mio invito è che tra i fatti e le parole non vi sia discontinuità, anzi: nei fatti dobbiamo leggere la Parola, per essere in grado di testimoniare il Regno dei cieli, tanto caro a Matteo", ha concluso.
 
 

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