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San Valentino Torio, accusò di una finta violenza sessuale l'ex compagno: ora rischia la calunnia

La vicenda risale al maggio 2016: la vittima denunciò e fece arrestare l'ex compagno, a seguito di una lite per gelosia, con l'accusa di violenza sessuale. In aula, davanti ai giudici, è emersa la contraddizione del suo racconto

Si era inventata tutto. Ma con l'accusa di violenza sessuale all'ex compagno, lo aveva poi fatto finire in carcere. Due giorni fa la confessione in aula e il rischio di essere processata, ora per calunnia. Protagonista un uomo di 46 anni di San Valentino Torio, difeso dall’avvocato Cosimo Vastola. I tratti della storia prendono forma il 10 maggio 2016, quando i carabinieri della stazione di San Valentino ricevono irrompono in casa di una donna, dopo una richiesta d'aiuto al telefono. In camera da letto, la trovano mezza svestita. E' una straniera di nazionalità bulgara, che ai militari racconta il tentativo da parte del compagno di violenza sessuale. Un'azione che non sarebbe riuscita - stando alla denuncia dell'epoca - per la sua resistenza. I militari a quel punto ammanettano l’uomo, nonostante lui si impegni a negare tutto. Da un controllo effettuato sulla sua posizione, viene scoperto che era sottoposto al divieto di avvicinamento a quella casa, in virtù di un precedente per maltrattamenti verso quella che ufficialmente era la sua compagna. E che gli era costato anche una custodia cautelare precedente. Circostanze a lui non favorevoli, con il trasferimento in carcere e la procura che dopo qualche mese, arrivò a chiudere l’indagine. L'uomo continuò a difendersi anche davanti al gup, che però decise per il rinvio a giudizio. 

Ma quando si arriva davanti ai giudici del II collegio, le cose cambiano. Quando la donna si presenta in udienza per testimoniare viene incalzata dalla difesa. In particolare, su di un segno riconducibile ad un morso trovato sulla gamba di lei, durante quel litigio con l’ex compagno. Fu quello il motivo che diede origine ad una discussione tra i due: una reazione di gelosia unita agli "sberleffi" che la donna avrebbe rivolto al compagno. Questo quanto sostenuto dall’imputato ai giudici, che riscontrano poi diversi tentennamenti nel racconto della vittima, tra imprecisioni e fatti che si contraddicono di loro. Fino alla confessione, che spinge la donna a negare la violenza sessuale, giustificata forse solo per un senso di rivalsa in virtù della furiosa litigata precedente. Inoltre, ammette che quel segno lasciato sulla gamba era il frutto di un’altra relazione. Motivi più che sufficienti per spingere i giudici ad assolvere il 46enne, già scarcerato in precedenza dietro istanza del legale difensore. Al termine del processo, il presidente Francesco Paolo Rossetti ha rimandato gli atti del fascicolo al sostituto procuratore. La donna rischia infatti un’accusa per calunnia, avendo sostenuto una circostanza non vera, che costò al suo ex compagno un arresto in flagranza. E poi il carcere.

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