Simulano fallimento di una società: condannati in 4 per bancarotta

Gli imputati erano sotto processo per aver occultato e distrutto le scritture contabili, impedendo la ricostruzione economico-finanziaria delle attività dell’impresa, la "Costruzioni generali" di Sant'Egidio del Monte Albino

Per il finto fallimento milionario della società edile "Costruzioni generali srl" a Sant'Egidio del Monte Albino, il tribunale di Nocera Inferiore ha emesso sentenza di condanna per quattro persone. Le decisioni riguardano Antonio Savarese, amministratore formale della ditta dal 2002, condannato a cinque anni di reclusione; Luigi Guastafierro e Anna Armistizio, la cui pena è di quattro anni, e Gaetano Manzo, condannato a due anni. Questi ultimi tre, nelle vesti di amministratori unici e rappresentanti legali della "Costruzioni generali" in diversi periodi temporali. Oltre alle condanne, il tribunale ha deciso come pene accessorie due anni di inabilitazione ad esercizio dell'impresa commerciale e dieci anni di incapacità di ricoprire incarichi direttivi presso qualunque impresa per i quattro, insieme all'interdizione perpetua e legale dai pubblici uffici per la durata della pena per Savarese. Mentre cinque anni di interdizione sono stati decisi per Guastafierro e Armistizio, con risarcimento dei danni derivati dal reato, da determinare in giudizio separato, con la rifusione per le parti civili di 3200 e 4000 euro rappresentate dagli avvocati Mauriello e Ferraioli. Il fallimento della società fu dichiarato il 15 marzo 2005, con l'accusa di bancarotta fraudolenta contestata ai quattro dalla Procura. 

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Gli imputati furono accusati di aver occultato e distrutto le scritture contabili, per impedire la ricostruzione economico-finanziaria delle attività dell’impresa. Gli investigatori contestarono anche l'accusa di distrazione di beni immobili dal patrimonio societario prima dell’inventario previsto dalla legge, «recando così pregiudizio ai creditori». In particolare, la Procura rilevò altri profili di responsabilità per vendite simulate tra la società fallita e altre società, con il passaggio di beni ad hoc per impedire che fossero inventariati e resi disponibili per i creditori. Guastafierro e Luigi Savarese, secondo la sentenza, avrebbero effettuato quattro vendite simulate di consistenze immobiliari per 828mila euro, 450mila euro, ulteriori 450mila euro e infine 70mila euro, con i movimenti ricostruiti dal lavoro investigativo, concentrato sull'analisi delle tracce bancarie e degli atti notarili sottoscritti durante gli iter di trasferimento. La decisione dei giudici del secondo collegio del Tribunale di Nocera Inferiore, presidente Raffaele Donnarumma, ha assolto invece gli altri cinque imputati originari Pasquale Savaese, Nunzia Marzano, Anna Mare, Gioacchino Tedesco e Giovanna Pace “perché il fatto non sussiste”. Le motivazioni delle sentenza saranno note entro novanta giorni 

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