Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

Omicidio della piccola Jolanda, la sentenza dei giudici: "Corpo martoriato, uccisa con un cuscino"

Così i giudici della Corte d’Assise di Salerno ricostruiscono la morte della piccola di otto mesi, spiegando le condanne all'ergastolo per il padre ea 24 anni per la madre

Maltrattata per qiundici giorni, un corpo "martoriato", con un omicidio commesso in due fasi: prima un tentativo di soffocamento e poi un secondo, questa volta, con un cuscino. Così i giudici della Corte d’Assise di Salerno ricostruiscono la morte della piccola Jolanda, uccisa a 8 mesi nel giugno del 2019 per via delle condotte del padre, G.P. e la madre, I.M. , nella casa di famiglia a Sant’Egidio del Monte Albino. I giudici distinguono i ruoli dei due, con diversi gradi di responsabilità, condannati rispettivamente in primo grado all’ergastolo e a 24 anni di reclusione. 

La sentenza

Le motivazioni non lasciano margine per le tesi difensive, individuando per la donna un minore apporto causale, una presenza passiva, senza mai violenza diretta commessa sulla bambina, ricollegando le lesioni sul corpo della bambina al rapporto patologico padre-figlia. Il padre, invece, per i giudici, agì «con un movente folle e innaturale, per il rifiuto della figlia femmina», con i suoi comportamenti degnati dalla spiccata propensione alla violenza. «La figlia non la voleva, quando le provocava lesioni, era perché la figlia doveva capire chi era il padre, e la moglie doveva stare ferma». A completare il quadro la sentenza richiama il contenuto delle trascrizioni di telefonate tra la donna e un'amica: «Ti ha ucciso il sangue tuo, che deve fare più?». Per il resto, nel quadro di un processo nato da una tragedia consumatasi tra il 21 e il 22 giugno 2019. «La Corte ritiene valida solo la tesi dell’omicidio, in quanto fondata su dati scientifici obiettivi e sulle risultanze delle intercettazioni che, valutati sia singolarmente che nel loro insieme, conducono ad un giudizio di colpevolezza degli imputati oltre ogni ragionevole dubbio». 

I dati tecnici

I dati tecnici raccolti individuano il decesso causato da prolungata assenza di aria nei polmoni, con la «ricostruzione della manovra di soffocamento a costituire l’unica azione umana compatibile con le lesioni, per tipologia e collocazione, in particolare ecchimosi sparse e tracce evidenti del tentativo di soffocamento. L’asfissia della piccola fu protratta nel tempo, compatibile con oggetto soffice e con una compressione prolungata». Fu un cuscino, con tutta evidenza, a fare da arma impropria, con la difesa a sostenere inutilmente la tesi dell’auto soffocamento, senza alcun riscontro negli atti, priva di fondamento e senza risultanze medico legali, come la polmonite pregressa riscontrata nella bambina, «particolarmente lieve e del tutto asintomatica, tanto da non poter portare ad una morte così improvvisa e cruenta, senza nessun sintomo caratteristico presentato».

La tesi della difesa

La difesa aveva sottolineato una «suggestione dei consulenti per la commistione tra elementi tecnici medico-legali e altre risultanze investigative negli atti processuali, come le intercettazioni, a legittimare il ragionevole dubbio che percorso logico argomentativo sia stato falsato dalla conoscenza degli atti di indagine: per la Corte tali rilievi non hanno fondamento, con elementi superflui che non incidono neanche lontanamente su affidabilità conclusioni medico- scientifiche». Le prove partono dalla presenza dei due imputati, unici adulti in casa quella notte, con omicidio commesso da uno, altro o entrambi, e intercettazioni che non paventano obiezioni su ingiuste accuse, «Dovevamo buttare cuscino», riferì I.M. , con una frase autonomamente indicativa del suo coinvolgimento nell’omicidio. I due deposero al processo a marzo, in maniera confusa. La madre sostenne di aver scoperto la piccola che non respirava per poi dare l’allarme, eppure cercò un accordo col marito prima di essere interrogata dal pm Roberto Lenza , che ha sostenuto l’accusa fino alla sentenza. «L’omicidio fu commesso in presenza di entrambi, uno esecutore e altro complice a rafforzamento, I.M. con minore apporto causale».
 

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