Sant'Egidio del Monte Albino, rapina stile "Arancia Meccanica": a processo banda di albanesi

Le indagini condotte dai carabinieri di Napoli portarono all'arresto di tre persone, ritenute colpevoli di un episodio registrato nel 2015 a Sant'Egidio. La vittima fu picchiata con una chiave inglese in testa e in bocca. Si salvò per miracolo

Due albanesi rischiano il processo, dopo la richiesta della Procura di Nocera Inferiore, con accuse che vanno dall'associazione a delinquere, lesioni, rapina e tentato omicidio. Per un episodio, singolo, che fa scattare la competenza territoriale al tribunale di Nocera Inferiore. Quello avvenuto a danno di un uomo, nella sua casa di Sant'Egidio, che al termine di una rapina ne uscì vivo, ma con qualche dente rotto e una pistola puntata in faccia, che per sua fortuna si inceppò. I due albanesi, che agivano in maniera spietata e brutale secondo le indagini condotte dai carabinieri di Casoria, penetrarono in una villa a Sant'Egidio del Monte Albino dando vita ad una scena degna del film "Arancia Meccanica". Non appena l'uomo rincasò, beccò i due stranieri a trafugare gioielli e preziosi. Uno dei due gli puntò una pistola al volto, senza riuscire a sparare. Il complice, allora, colpì con violenza il proprietario dell'appartamento con una chiave inglese, procurandogli ferite in testa e in bocca, con qualche dente rotto. La banda, composta anche da un'altra persona, aveva consumato altre rapine tra la Campania e la Basilicata. 

Le indagini dei carabinieri partenopei furono avviate alla fine del 2015, con la raccolta di un grave quadro indiziario che riconduceva all'esistenza di un gruppo dedito alle rapine in appartamenti dietro commissione. Irruzione in ville isolate, violenza sulle vittime, minacce di morte e quant'altro. Un modo spietato d'agire, con armi recuperate in precisi nascondigli e l'uso di auto rubate dietro indicazione della base, situata a Caivano. Il gruppo sarebbe stato composto da almeno otto persone. Il modus operandi era preciso: persino le auto, una volta utilizzate, venivano modificate con l'installazione di un sistema rapido utile alla sostituzione delle targhe. Quando invece puntavano un appartamento, si fiondavano al suo interno coperti di passamontagna, armi e tute scure. I carabinieri riuscirono ad identificare tre dei soggetti grazie alle testimonianze delle vittime. Uno in particolare, Jakimi Enver, era ricercato persino dall'Interpol per fatti analoghi commessi in Albania. L'episodio commesso a Sant'Egidio del Monte Albino è ora al vaglio del gip Giovanna Pacifico, dopo la richiesta di rinvio a giudizio decisa dalla procura nocerina


 

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