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Sarno, morì a 2 anni per infezione: archiviata indagine su cinque medici

Il gip non ravvisa colpe nell'operato di cinque medici indagati per la morte del piccolo Nello, avvenuta per un'infezione alla fine di ottobre del 2018

Si chiiude con un'archiviazione per cinque medici l'indagine sulla morte del piccolo Nello. Secondo il giudice, che ha sciolto la riserva dopo una lunga camera di consiglio, l'operato dei medici fu corretto nelle due fasi d'assistenza al piccolo. L'avvocato della famiglia, invece, si era opposto alla richiesta di archiviazione della procura, chiedendo nuove indagini e sottolineando la negligenza presunta dei medici. Il piccolo di 2 anni, di Sarno, Nello, morì ad ottobre del 2018 per una meningite fulminante. Cinque i medici finiti indagati, tre di Sarno e due di Nocera Inferiore, impegnati nei rispettivi ospedali. 

L'operato dei medici

Nella memoria presentata al gip dall'avvocato che assisteva la famiglia, i medici furono accusati di non aver individuato in tempo la patologia, di aver sottovalutato gli esami parziali del sangue del piccolo, che sarebbe stato lasciato per almeno 11 ore, dal primo accesso in pronto soccorso, senza cure. Era il 30 ottobre scorso, intorno alle 21, quando i genitori del piccolo giunsero in pronto soccorso a Sarno. Dopo una visita, i medici richiesero una consulenza pediatrica, ma il medico era impegnato in sala parto. I genitori si spostarono a Nocera Inferiore, intorno alle 22, rientrando a casa. Secondo la perizia di parte, i medici di Nocera avrebbero dovuto effettuare nuovi accertamenti, vista anche la presenza di un reparto di malattie infettive.

"Genitori rassicurati, ma il medico non sapeva della malattia"

La circostanza che spinse i genitori a tornare a Sarno, infatti, sarebbe stata «viziata da una falsa rappresentazione della realtà posta in essere dal medico, con rassicurazioni fuorvianti che hanno determinato il rifiuto del ricovero». E ancora: "Il sanitario, non avendo minimamente compreso la patolgoia, non ha fornito una corretta informazione ai genitori. Non a caso, nel referto non viene riportata la diagnosi e neppure vengono indicate terapie opportune, con la conseguenza che non risulta adeguata l'inforamzione fornita ai genitori del paziente. Inoltre, la circostanza che il sanitario abbia prospettato alla famiglia la possibilità di eseguire con calma gli accertamenti nella giornata successiva e ceh abbia affidato il piccolo al medico curante, ovvero al medico di base, fa capire che il sanitario non avesse minimamente ipotizzato la possibilità di una patologia più grave". Nella memoria, il legale chiese al gip di chiamare in causa l’ospedale Monaldi, di Napoli, unico specializzato a «stabilire con certezza la percentuale di mortalità e la valutazione sui sintomi che presentava il piccolo, oltre alla possibilità che quest'ultimo potesse salvarsi, se sottoposto tempestivamente ad adeguate cure». Per il gip, tuttavia, la documentazione sanitaria allegata agli atti e le consulenze della procura, hanno ravvisato il corretto operato dei medici. L'infezione che colpì il bimbo, non manifestò subito i sintomi e anche se lo stesso fosse stato preso in cura dal primo pediatra, nulla sarebbe cambiato secondo il ragionamento del magistrato. La diagnosi corretta fu sindrome di waterhouse-Friderichsen

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