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Cronaca Sarno

Spaccio a Sarno: in silenzio gli indagati. Le telefonate per "ordinare droga"

Questa mattina, dinanzi al gip Paolo Valiante, i quattro hanno scelto il silenzio sulle contestazioni che gli vengono mosse: detenzione ai fini di spaccio. Nei prossimi giorni toccherà a quelli finiti agli arresti domiciliari

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere le quattro persone - tra le undici - finite in carcere a Sarno dopo il blitz della Procura su quattro gruppi distinti di spacciatori. Questa mattina, dinanzi al gip Paolo Valiante, i quattro hanno scelto il silenzio sulle contestazioni che gli vengono mosse: detenzione ai fini di spaccio. Nei prossimi giorni toccherà a quelli finiti agli arresti domiciliari. Tre degli indagati erano difesi dall'avvocato Massimiliano Forte. Quattro i gruppi individuati dai carabinieri della stazione di Sarno, dietro il coordinamento del sostituto procuratore Roberto Lenza presso il tribunale di Nocera Inferiore. La droga veniva spesso spacciata dietro ordinazione, con un meccanismo che andava avanti con le telefonate per concordare i luoghi d’incontro e “risolvere” le consegne. Da una parte i consumatori, che cercavano continuamente i fornitori, e dall’altra i carabinieri che seguivano ogni passaggio, disponendo interventi per riscontrare attività illecite. 

Le telefonate: "Mamma, butta tutto!"

Il 15 marzo uno degli acquirenti chiama G.V. , finito ai domiciliari, e concorda un appuntamento. Dall’altra parte ci sono i carabinieri in ascolto, che poi si attivano per riscontrare la presenza di droga. Il pusher, di fronte al posto di blocco, fugge a bordo della sua Smart forzando l’alt e dirigendosi a tutta velocità verso il centro abitato. Durante il tragitto chiama la madre perché si liberi della droga. “Ma’ butta tutto mi stavano arrestando me ne sono scappato, sta nella sedia, fai presto”. “Digli che stai senza assicurazione”, “Se vengono digli che non ci sono”. 

Il 12 febbraio i militari fermarono invece D.D.A. nel parcheggio dell’hotel “Il Cavaliere” a Sarno, ma al momento dei controlli il pusher si era già disfatto della droga. In una siepe poco distante i carabinieri ritrovarono cinque involucri di cocaina e, nei paraggi, anche il cliente contattato per la consegna delle dosi. L’episodio non passò inosservato nel gruppetto di venditori. U.B. , anche lui indagato, chiamò un amico e commentò la cosa preoccupato, visto che D.D.A. guidava la sua auto: “È successo un casino, è successo un tredici, hanno fermato D. qua fuori... stavano con due, tre macchine in borghese. Fammelo chiamare, fammi vedere…”. “Chiamalo ma non fare scimità che quello sta sopra la caserma adesso”, “il collega mio di lavoro, mi ha detto prestami la macchina io ho detto prenditela”. “A casa è piena di insetti”, dirà poco dopo U.B. , riferendosi ai carabinieri in azione, “quindici, venti di loro”. Le intercettazioni documentano l’attività di smercio di stupefacenti da parte del ragazzo, che adoperava con la sua clientela un gergo stretto dove per le dosi, da consegnare nei pressi del suo luogo di lavoro o in altri punti concordati con appuntamento. La droga diventa così “una goccia di amaro”, “il servizio”, “il caffè”, “una cosa fresca”. “Però stai zitto che ci sono un paio di ragazzi scemi che non voglio far sapere niente, facciamo gli indifferenti”, riferiva per precauzione il giovane pusher

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