Cronaca

Sarno, militare dell'esercito in carcere per stalking: è la seconda volta

L'uomo era già stato denunciato e condannato per lo stesso reato due anni prima. Aveva perseguitato un'assistente sociale, accusata di favorire la ex e non lui, durante la separazione. Uscito dal carcere, l'aveva nuovamente minacciata di morte

Stalker e vittima

A nulla erano valse le denunce del passato per stalking, il carcere, gli arresti domiciliari, i divieti del giudice e le attenzioni dei carabinieri. Per lo stesso reato per il quale era stato condannato, è ora infatti finito in carcere una seconda volta. Si tratta di un caporal maggiore dell'esercito, di 40 anni, residente a Sarno, finito dietro le sbarre a seguito di un'ordinanza a firma del gip Alfonso Scermino del tribunale di Nocera Inferiore, eseguita dai carabinieri di San Valentino Torio guidati dal comandante Gennaro Corvino. La vittima è la stessa del passato, così come il reato, un'assistente sociale del Comune di San Valentino, che ha avuto la sola colpa di trattare la pratica di separazione tra l'uomo e la ex moglie. Per il primo, la funzionaria non svolgeva correttamente i suoi compiti d'ufficio: una convinzione tale da far partire una serie di persecuzioni nei suoi confronti

Dai fax con minacce agli appostamenti sotto casa 

Il reato di stalking si concretizzò in ogni modo possibile: telefonate di giorno e notte, dove l'uomo avanzava pretese assurde, oltre a spaventare la vittima. A nulla valse per la donna cambiare numero di cellulare. E ancora: le incursioni nel suo ufficio, l'abitudine di citofonarla di notte e gli insulti inviati via fax. Poi la svolta, in negativo: l'uomo cominciò a fare apprezzamenti sessuali verso quella funzionaria, con tanto di lettere d'amore contenenti espliciti interessi sessuali. Nel maggio 2014, alla presenza dei figli piccoli, l'uomo tentò anche di baciare la donna, non riuscendoci

La condanna "inutile"

Gli episodi finirono in una serie di denunce sporte dalla donna, che portarono la Procura ad aprire un'indagine e ad arrestare l'uomo, che finì ai domiciliari, avendo lo stesso violato un primo divieto di avvicinamento alla vittima. Il processo che ne scaturì portò ad una condanna in primo grado a 3 anni, poi ridotta in Appello ad 1 anno e 6 mesi. Dopo otto giorni dalla sua liberazione, la vittima tornò dai carabinieri. Il militare aveva ripreso a pedinarla: in un'occasione tentò di aggredirla ma questa si salvò chiudendosi in auto. In un'altra occasione, fu minacciata di morte mentre faceva la spesa. La nuova denuncia costò all'uomo una nuova misura cautelare, sempre agli arresti domiciliari. Misura che in poco tempo fu sostituita con il carcere dalla Corte d'Appello, in quanto il 40enne aveva preso a minacciare anche la ex moglie

Il nuovo arresto

Siamo a maggio 2017, quando la funzionaria comunale ritorna per l'ennesima volta dai carabinieri. Dopo essere stato scarcerato, il militare era tornato all'attacco: nuove minacce di morte: "ti taglio la testa", nuovi pedinamenti sul posto di lavoro e due sputi - in due occasioni diverse - sulla sua auto. Stavolta anche alla presenza di altre persone. Da indagini, la Procura scoprì che anche dal carcere l'uomo non aveva smesso di minacciare la donna, grazie all'invio di diverse lettere, dove alternava promesse di morte a desideri sessuali verso la malcapitata. Nella nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, il gip ha così parlato dell'uomo: "La sua ossessione oscilla tra l'astio rancoroso nei confronti della donna - ritenuta colpevole di non ben specificati mali a lui occorsi - e l'insana attrazione sessuale manifestata in passato mediante scritti erotici o frasi dal contenuto amoros. Su di un tale quadro di inquietante instabilità emotiva, si innestano comportamenti minatori, ingiuriosi ed intrusivi che non sono stati arrestati da nessun provvedimento preventivo dell'Autorità Giudiziaria. Non merita alcuna fiducia e va necessariamente recluso, con immediatezza, in carcere". 

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