Farmaci rubati e visite gratuite tra Sarno e Scafati, in 9 a processo

Sono nove le persone che saranno processate, dopo il rinvio a giudizio del gup Luigi Levita, per un’indagine concentrata sugli ospedali di Sarno e Scafati tra il 2014 e il 2016

Farmaci che venivano sottratti negli ospedali, ma anche visite gratuite per amici e familiari, senza pagare il ticket. Sono nove le persone che saranno processate, dopo il rinvio a giudizio del gup Luigi Levita, per un’indagine concentrata sugli ospedali di Sarno e Scafati tra il 2014 e il 2016. Il giudice ha disposto il non luogo a procedere anche per sette medici. Le motivazioni, per questi ultimi, saranno depositate entro i prossimi trenta giorni.

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L'indagine

Le accuse vanno dal peculato alla ricettazione, fino all’appropriazione indebita. Le prime indagini condotte dai carabinieri di San Valentino Torio si erano concentrate sulla figura di A.F. , l’infermiere di Sarno intercettato per il possesso illegale di un’arma, che ha scelto di patteggiare 3 anni di reclusione. Seguendo Ferrante, la procura cominciò a delineare un giro di favori tra medici, infermieri e pazienti, all’interno dei due ospedali. Davanti al gup, ha patteggiato anche I.C. , una seconda infermiera la cui pena è stata decisa per 1 anno e 10 mesi. Gli episodi che saranno al vaglio dei giudici del collegio del presidente Raffaele Donnarumma sono diversi: c’è la visita specialistica con esami di laboratorio che non viene pagata, il costo del ticket era di 243 euro, perché gli imputati simularono un accesso di emergenza al pronto soccorso, facendo passare il tutto come "prestazione ordinaria". Non sarà l’unica per la quale non fu pagato il ticket. A seguire, diversi episodi che ricostruirono un’appropriazione indebita di farmaci, come "bentelan" e "desometasone fosfato", che in uso esclusivo dell’ospedale, sarebbero stati ceduti ad altri senza autorizzazione. Gli ospedali che avevano la disponibilità di quei farmaci erano quelli di Scafati, Sarno, ma anche Nocera Inferiore. Il cuore di tutta l’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Roberto Lenza era quella rete di rapporti, finalizzata a sua volta ad assicurare favori ad amici e conoscenti, insieme ad un’appropriazione sistematica di farmaci che venivano custoditi per scopi privati.

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