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Cronaca Sarno

Sarno, vende immobile ma non lo comunica come volevano i giudici

L'atto non fu comunicato alla Guardia di Finanza, che secondo i giudici doveva essere a conoscenza della variazione qualitativa del patrimonio dell'imputato.

Aveva venduto una quota dell'immobile ereditato dal padre, nonostante una condanna per associazione mafiosa. La Cassazione conferma la sentenza in secondo grado, con contestuale condanna per il sarnese C.B. , ad 1 anno e 4 mesi di reclusione. L'uomo, già noto alle forze dell'ordine per una storia di estorsioni e droga, nel 2009 aveva incassato oltre 27mila euro dalla cessione di una quota della proprietà che il padre gli aveva lasciato in eredità, insieme al resto dei fratelli. Ma l'atto non fu comunicato alla Guardia di Finanza, che secondo i giudici doveva essere a conoscenza della variazione qualitativa del patrimonio dell'imputato. Nel ricorso presentato in Cassazione, il suo legale aveva sostenuto che la comunicazione alla Finanza non fu fatta, in quanto l'operazione immobiliare era già oggetto di pubblicità legali e, quindi, impossibilitata a essere occultata alla magistratura. 

Le motivazioni

Non era così per i giudici della Suprema Corte. "Il delitto di omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali è configurabile anche quando l'omissione, posta in essere dal soggetto condannato per associazione di tipo mafioso, riguardi operazioni immobiliari effettuate mediante atti pubblici, trattandosi di una fattispecie avente non solo la finalità specifica di consentire all'amministrazione finanziaria di conoscere il dato sensibile con assoluta immediatezza ma anche quella di rendere obbligatoria per l'amministrazione una verifica altrimenti solo eventuale" e, inoltre, "non può porsi a carico della Guardia di Finanza un onere di consultazione periodica permanente dei registri immobiliari per tutti coloro che risultino condannati per fatti di mafia o attinti da misure di prevenzione previste dalla normativa antimafia". Da qui, la decisione di confermare la decisione della Corte d'Appello di Salerno, secondo cui C.B. aveva tutto l'interesse "a monetizzare un bene infungibile, sostituendo il compendio immobiliare - per sua natura oggetto di controlli e verifiche più semplici - con denaro liquido, facilmente gestibile». 

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