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Farmaci rubati e favori all'utenza: gli indagati ammettono tutte le responsabilità

I quattro indagati nell'inchiesta su appropriazione indebita di farmaci dagli ospedali di Sarno e Scafati, insieme all'elusione del ticket per amici e familiari, ammettono gli addebiti durante gli interrogatori di garanzia

«Ho sbagliato: i farmaci che prendevo erano per uso personale e per qualche familiare. Chiedo scusa. Sono pronto a rimborsare il danno». Lo ha detto Giovanni Strino, 39enne angrese in servizio all’ospedale Mauro Scarlato come tecnico di cooperativa, accusato di furto e ricettazione di farmaci nell’indagine che ha coinvolto infermieri e personale dipendente degli ospedali di Sarno e Scafati. Difeso dal legale Eduardo Sorrentino, l’uomo - sottoposto al divieto di dimora a Scafati - ha ammesso ogni responsabilità, ieri mattina, dinanzi al gip Paolo Valiante durante l’interrogatorio di garanzia. Il 39enne ha ammesso di aver preso medicinali anche dietro richiesta, ma senza particolari interessi. Una prassi «disdicevole», a cui seguirà l’intenzione di pagare ogni danno. Ha ammesso i suoi addebiti anche Immacolata Caldarelli, difesa dall’avvocato Ranieri, l’infermiera sospesa per tre mesi dal servizio dal Villa Malta di Sarno e accusata di peculato, per aver sottratto farmaci e materiale sanitario per custodirlo in casa propria.

Tante le spiegazioni date anche da Alfonso Ferrante, infermiere di 51 anni in servizio a Sarno, finito agli arresti domiciliari e ritenuto al centro dell’inchiesta, e Concetta Barba (sua convivente, dipendente di una ditta di pulizie, sottoposta a divieto di dimora a Sarno). Difesi dal legale Cosimo Vastola, i due sono entrati nel merito delle accuse. Come Ferrante, che ha spiegato che quando prendeva i farmaci non pensava di commettere reato. Quei prodotti erano per amici o conoscenti. Per il figlio di un amico con la febbre o per i dolori di qualcun altro. Lo stesso per chi avrebbe saltato la fila in pronto soccorso. Ferrante accoglieva le richieste di chi stava male, facendoli visitare senza il rispetto del turno. Queste le accuse mosse dalla procura. La donna ha invece ammesso di aver preso farmaci solo quando il 51enne non era fisicamente in ospedale. Le indagini intanto proseguono: almeno dieci le posizioni rimaste sullo sfondo dell’inchiesta su prodotti rubati, esami e prestazioni ospedaliere concesse senza il pagamento del ticket o senza il rispetto del turno. Per il gip non c’era un’associazione, ma un giro di appropriazioni indebite, consigli, favori e interessi privati. Cuore dell’inchiesta il ruolo di Ferrante, indagato anche per detenzione di armi e volatili di specie protetta (da queste accuse è nato il filone ospedaliero).   

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