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Sbarco immigrati a Salerno, la Curia: "Rimbocchiamoci le maniche per aiutarli"

Don Alfonso D'Alessio: "L'arcivescovo Moretti è costantemente informato su quanto, nelle possibilità della chiesa locale, è possibile fare per assicurare la prima e urgente assistenza"

"L’arrivo di così tante persone nella nostra città interroga, e non poco, l’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno. La comunità diocesana non è all’anno zero, da tempo, infatti, si muove per la sensibilizzazione e la creazione di luoghi adatti ad accogliere chi vive il dramma dell’emigrazione forzata e giunge in Italia". Lo scrive in una nota Don Alfonso D'Alessio, responsabile della comunicazione della Curia Salernitana. "L’arcivescovo Luigi Moretti, attraverso la Caritas diocesana e l’ufficio Migrantes è costantemente informato su quanto, nelle possibilità della chiesa locale, è possibile fare per assicurare, insieme a tutte le associazioni di volontariato, la prima e urgente assistenza, e far fronte così all'impellenza dettata dalle circostanze contingenti" spiega il sacerdote salernitano.

Per D'Alessio "la considerazione, operativa e concreta, non si può limitare solo all’emergenza e non deve essere solo da questa sollecitata. Si impone, una riflessione ad ampio spettro, dalla quale possa nascere la spinta, non più procrastinabile, ad un cambiamento reale dello stesso approccio alla questione. Del resto - spiega -  lo stravolgimento planetario che l’immigrazione comporta, della povertà del sud del mondo che bussa con sempre maggiore forza al nord, è sotto gli occhi di tutti. Il punto di partenza non può che essere quello ricordato da Papa Francesco nella sua visita a Lampedusa, Lasciamo piangere il nostro cuore. Preghiamo in silenzio. È la preghiera, per i cattolici, e il silenzio possibile a tutti, che libera il campo dalle nuove tentazioni di razzismo, diatteggiamento di esclusione invece che di accoglienza e inclusione e dalla paura generata dalla crisi economica che attanaglia pure l’occidente".

"Questa - spiega - induce, erroneamente, a ritenere che per sconfiggere la crisi sia più utile custodire gelosamente quel poco che si ha, piuttosto che condividerlo. In realtà, e il popolo italiano lo ha provato sulla propria pelle, è l’esatto contrario. La dottrina sociale della chiesa, patrimonio trasversale di tutti, indica che occorre un’evoluzione del concetto di migrante e pone così una sfida alla storia contemporanea. Il rispetto della dignità della persona, che ha diritto ad una vita pienamente umana, e l’economia a servizio dell’uomo e non il contrario, sono vie maestre di cambiamento. Il benessere che non disorienta e inaridisce relegando l’uomo in una condizione di vita egoistica, ma che sia alla portata di tutti e apra alla condivisione, è un altro stile sostanzialmente necessario".

Infine D'Alessio sostiene che "non è un mondo più giusto e più equo quello che si dimentica di una larga parte dell’umanità ed è incapace di un uso razionale e sostenibile delle risorse, di una migliore distribuzione dei beni della terra e di prendere decisioni lungimiranti per arginare gli effetti della povertà. Occorre dunque - conclude - rimboccarsi le maniche sempre, oggi nell’urgenza, domani per evitare le urgenze".

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