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Era accusato di aver minacciato due operai con una pistola: assolto dopo 10 anni

E’ il 4 agosto del 2005 quando Daniele Di Palma, 39enne, subisce una perquisizione domiciliare dai carabinieri. Da quel momento inizia il suo calvario giudiziario

Viene assolto dopo 10 anni: non fu lui a minacciare con una pistola i dipendenti di un’azienda. E’ il 4 agosto del 2005 quando Daniele Di Palma, 39enne avvocato, subisce una perquisizione domiciliare dai carabinieri. Gli inquirenti - ricorda Il Mattino oggi in edicola - cercano un uomo che poco prima, aveva minacciato con un’arma da fuoco due operai della "Elettromerid", azienda impegnata nel collaudo di quadri elettrici. Sono in due a raccontare l’episodio ai carabinieri. Intorno alle 8, un uomo si presenta all’interno del cantiere. E’ visibilmente arrabbiato mentre urla: “Tutte le mattine fate chiasso. Stamattina mi state dando fastidio più delle altre volte, dovete smetterla altrimenti inizio a sparare”. Parole che pronuncia impugnando una pistola. 

Gli inquirenti - si legge sul Mattino - verbalizzano, secondo la denuncia, che l’uomo era di giovane aspetto, con pizzetto e viveva in una palazzina vicina all’azienda. Lo scontro tra l’uomo armato e le due persone finisce con un nulla di fatto. Minacce e contestazioni si arrestano con lo sconosciuto che si allontana. I carabinieri setacciano la zona e perquisiscono anche in casa di Daniele Di Palma. La sua abitazione è nelle vicinanze. E questo è un elemento che proprio i due operai avevano riferito ai carabinieri per l’identificazione. Daniele si dice estraneo ai fatti, ma in casa sua viene trovata una pistola giocattolo a salve, con caricatore. E’ del padre, ma tanto basta per alimentare i sospetti su di lui. A quel punto parte l’iter giudiziario, ma stando alla difesa, i carabinieri non effettuarono riscontri su quella pistola a salve. De Palma viene citato in giudizio e dunque, affronta un processo. Diciannove udienze, spalmate in 10 anni, fino alla testimonianza di quei due dipendenti, che a domanda del giudice: “Riconosce in quest’aula la persona che quel giorno vi minacciò?”, rispondono: “Nessuno dei presenti è quella persona”. I due vengono sentiti a distanza di anni da quell’episodio. 

Ieri mattina l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Non fu lui a minacciare quei due operai. A coinvolgerlo fu quella pistola giocattolo e la vicinanza della sua casa con l’azienda. Un incubo è finito. 
 

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