Scafati, "favori tra giudici, avvocati e forze dell'ordine": l'indagine arriva alla procura locale

Un sistema composto da giudici di pace, consulenti tecnici e avvocati, sul quale il Tribunale del Riesame di Roma ha deciso che la competenza territoriale spetta a Nocera Inferiore

Da Roma a Nocera Inferiore. È ora nelle mani del palazzo di giustizia di via Falcone il fascicolo sulla maxi indagine, ribattezzata "Toghe sporche", con 27 persone indagate per corruzione in atti giudiziari, corruzione semplice e favoreggiamento. Un sistema composto da giudici di pace, consulenti tecnici e avvocati, sul quale il Tribunale del Riesame di Roma ha deciso che la competenza territoriale spetta a Nocera Inferiore.

Le accuse

I fatti con contestazioni più gravi sarebbero infatti avvenuti a Scafati, nello studio di un giudice di pace, che si sarebbe fatto consegnare mazzette da avvocati, consulenti e periti. Ad incastrarlo furono anche delle riprese video, registrate all'interno del suo studio, dove periti e consulenti versavano una quota in denaro per le nomine da parte del giudice. Lo stesso per gli avvocati, invitati a consegnare una parte dei risarcimenti per un giro di falsi incidenti. Tra gli indagati ci sono anche alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine. Trenta gli episodi corruttivi ricostruiti in un mese e mezzo: i giudici finiti in misura cautelare avrebbero preso soldi da alcuni avvocati, anche loro finiti in manette, per dare pareri favorevoli a chi corrompeva. Sotto la lente d’ingrandimento finì anche l’assegnazione di una serie di perizie pilotate verso consulenti che pagavano per ricevere gli incarichi. 

Il "sistema"

Secondo le accuse, il giudice scafatese avrebbe ricevuto «denaro contante quale contropartita per l’emissione di sentenze favorevoli agli incarichi di consulenze tecniche con cadenza giornaliera. L’indagine ha dimostrato infatti come lo stesso, nel perseguimento dei suoi fini illeciti, avrebbe seguito un rigido format, collaudato nel corso degli anni. L’efficacia di tali operazioni aveva reso oltremodo sicuro e impermeabile a qualsiasi forma di cautela il giudice. La tranquillità e la sicurezza dell’agire, rivelata anche dagli altri protagonisti delle vicende corruttive, confermano la normalità del sistema criminale messo in piedi da Iannello, gli avvocati patrocinanti ed i periti». Un sistema rafforzato «da un intreccio di rapporti personali e da un reciproco scambio di favori tra i vari soggetti, anche appartenenti alle forze dell’ordine, che vede la consapevole prevalenza del rapporto personale, a scapito della correttezza. Il cosiddetto sistema corruttivo si articolava attraverso una puntuale applicazione cronologica di sei fasi. Inizialmente il fascicolo veniva assegnato al giudice che lo esaminava.

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Gli indagati

Vi era quindi un incontro tra il giudice e l’avvocato patrocinante, con il quale veniva concordata la successiva assegnazione della consulenza tecnica d’ufficio ad un perito compiacente. La Ctu veniva così assegnata da parte del giudice al perito scelto durante l’udienza. Quest’ultimo consegnava poi presso lo studio del giudice dei contati (solitamente 150 euro) per la cortesia ricevuta. Per ottenere poi una consulenza particolarmente favorevole in sede di perizia, l’avvocato ricompensava il perito. Sulla scorta di questa consulenza era possibile realizzare una sentenza favorevole L’avvocato corrispondeva infine al giudice somme variabili di denaro tra i 500 ed i 1.000 euro». 

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