Camorra e politica a Scafati, la Dda vuole "congelare" le prove: le mosse della difesa

Negli atti mai trasmessi dalla procura, come ha sottolineato la difesa dell'ex sindaco, diversi elementi che farebbero scricchiolare l'impianto accusatorio che accusa Aliberti di convivenze con la camorra durante le elezioni 2013 e 2015

La Procura Antimafia chiede l'incidente probatorio per sei persone e cristallizzare le accuse contro l'ex sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti. Sullo sfondo la prima fase dell'udienza preliminare dinanzi al gip del tribunale di Salerno per l'inchiesta "Sarastra", l'indagine che vede politica e camorra allearsi per le elezioni del sindaco Aliberti e della moglie, Monica Paolino, al consiglio regionale. A rischiare il processo sono in quindici: oltre a sindaco e signora, la Dda ha chiesto il rinvio a giudizio anche per Nello Maurizio Aliberti, il collaboratore di giustizia Alfonso Loreto, l’ex vicepresidente dell’Acse, Ciro Petrucci, i cugini Gennaro, Andrea e Luigi Ridosso e l’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi. Per Pasquale Aliberti è stato chiesto il rinvio a giudizio anche per i presunti favori alle aziende funebri, insieme all’ex staffista Giovanni Cozzolino che è coinvolto anche nell’inchiesta principale, il ragioniere-capo del Comune, Giacomo Cacchione, l’ingegnere dell’Ente, Nicola Fienga, Giuseppina Ametrano, legale rappresentante della ditta “L’Eternità”, Alfonso Cesarano e Catello Cesarano, responsabili della "Cesarano Nicola Pompe Funebri” all’epoca dei fatti contestati. Il gip si è riservato per il prossimo 26 aprile. Tecnicamente, il pm Vincenzo Montemurro vuole ascoltare queste persone - che saranno sottoposte anche al contro esame da parte degli avvocati difensori degli imputati - sui fatti che riguardano il "sistema" Scafati. Secondo indagini, alcuni dei testimoni sarebbero stati "intimiditi": da qui la volontà di cristallizzare le accuse già raccolte in fase preliminare

La mossa della difesa 

La difesa dell'ex sindaco, oggi ristretto agli arresti domiciliari e rappresentata dagli avvocati Silverio Sica e Giuseppe Pepe, ha invece sollevato la presunta inutilizzabilità degli atti e della stessa ordinanza cautelare, sottolineando che alcuni di questi in sede di Riesame non furono trasmessi dalla Procura. Si tratta di un interrogatorio di Luigi Ridosso datato 2016, che getterebbe ombre su ben altri personaggi rispetto alla posizione dell'ex sindaco, in rapporti con il clan Ridosso, insieme a dei messaggi di What's App e ad una mail. I primi ripercorrono dialoghi tra Andrea e Luigi Ridosso subito dopo le elezioni del 2013. I due parlano di "farsi amico il sindaco". Nella mail invece, datata 2015 e mai inviata, Andrea Ridosso avrebbe mostrato risentimento verso il sindaco Aliberti, "colpevole" di non vedersi riconoscere il proprio contributo per via di pregiudizi sul suo conto. Elementi che per la difesa farebbero tremare l'impianto accusatorio della Procura Antimafia

L'indagine "Sarastra"

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L'inchiesta "Sarastra", che ha portato allo scioglimento dello stesso consiglio comunale, mira a fare piena luce su quel presunto patto tra la classe politica ed esponenti di clan di camorra nell'Agro nocerino. Quello dei Loreto-Ridosso. Tra le accuse principali quella di scambio elettorale politico-mafioso, poi a seguire accuse di minaccia, violenza privata, aggravata dal metodo mafioso. Come l'abuso d'ufficio ed estorsione. La prossima udienza vedrà l'accoglimento o meno dell'incidente probatorio, insieme alle richieste per gli altri imputati, con le discussioni degli avvocati difensori.

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