Cronaca

"Patto" tra camorra e politica a Scafati, il pentito: "Per fare voti non serviva la violenza"

Si avvia alla conclusione il lungo contro esame del pentito Alfonso Loreto, collaboratore del clan Loreto-Ridosso, con le domande degli avvocati difensori rivolte, ieri mattina, nell'udienza per il processo "Sarastra"

Si avvia alla conclusione il lungo contro esame del pentito Alfonso Loreto, collaboratore del clan Loreto-Ridosso, con le domande degli avvocati difensori rivolte, ieri mattina, nell'udienza per il processo "Sarastra", che ipotizza un "patto" tra la criminalità organizzata e l'ex sindaco Pasquale Aliberti, per le elezioni del 2013 e le regionali del 2015. Tra gli argomenti trattati da Loreto, il ruolo di Andrea Ridosso, "estraneo al clan e alle sue dinamiche, era possibile a metà che il suo impegno fosse solo per la sua passione per la politica. Ha pagato le conseguenze del suo cognome", a quello di Roberto Barchiesi, ex consigliere comunale, ritenuto dall'Antimafia quale candidato da inserire nelle liste a favore di Aliberti. "Era vicino a noi - ha detto il collaboratore di giustizia - Il suo profilo era pulito, fu candidato nella lista "Grande Scafati". Ci esponemmo per lui. Lo conosco sin da bambino, era lo zio della mia ex moglie. Fu picchiato per una serie di motivi, per via del suo "tira e molla" dopo che fu eletto, quando non vedemmo risultati in nostro favore dall'amministrazione. E per aver ritirato le sue dimissioni, che noi invece gli avevamo imposto. Credevamo che ci prendesse in giro. Senza di noi non avrebbe preso neanche 20 voti". 

Il controllo dei voti

Loreto, sempre su domanda della difesa, ha poi spiegato il controllo dei voti da parte del clan, durante le elezioni: "Alcuni dovevano fotografare la scheda, ma non lo chiedemmo per tutti. Fummo un pò superficiali, dove si poteva insomma. Facemmo anche porta a porta, parlammo con gli amici, alcuni si esposero per noi per entrare nelle nostre simpatie. Non c'era bisogno di usare violenza per queste cose, avevamo già cambiato approccio, come ci disse mio padre. Bastava dire che eravamo contenti così, bastava la nostra parola di clan". Secondo un controllo fatto dall'avvocato di Barchiesi, tuttavia, nelle zone dove il clan avrebbe avuto la sua maggiore influenza, come in via Martiri d'Ungheria, Barchiesi raccolse solo 10 voti. Sarà comunque eletto, come il più votato della lista. Il processo si aggiornerà al prossimo 5 giugno, con l'ultimo contro esame per Loreto e la possibile deposizione di Romolo Ridosso. Nelle precedenti udienze, Loreto aveva già affrontato il cuore del processo voluto dalla Procura Antimafia di Salerno. Con il "patto" tra il clan e l'ex sindaco Aliberti, che sarebbe stato deciso in un incontro in casa del primo cittadino, con la figura di Andrea Ridosso a fungere da "tramite". In seguito, la promessa di appalti e nomine, che avrebbero rappresentato il premio da dare al clan in cambio del supporto elettorale. 

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