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Cronaca Scafati

Nuovo "clan" a Scafati tra armi, droga ed estorsioni: in 35 a processo

Secondo le accuse, molti degli indagati avrebbero fatto parte di un clan di camorra, autodefinito famiglia, per via dei vincoli di parentela che legano i principali indagati e al cui vertice vi era Dario Federico di Boscoreale

"Neo clan a Scafati", a processo in 35, con il giudizio immediato della Dda Antimafia e accuse che vanno dall'associazione a delinquere di tipo mafioso, concentrata a Scafati e nella provincia di Napoli, fino all'estorsione, armi, spaccio di droga, autoriciclaggio e lesioni. Secondo le accuse, molti degli indagati avrebbero fatto parte di un clan di camorra, autodefinito famiglia, per via dei vincoli di parentela che legano i principali indagati e al cui vertice vi era Dario Federico di Boscoreale. Quest'ultimo, come spiegò il Gip nell'ordinanza d'arresto, "già condannato quale capo e promotore di una associazione per delinquere di stampo mafioso nel 2007 [...] spostava i suoi interessi criminali dalla storica allocazione in Pompei e Boscoreale, assumendo il controllo criminale del territorio di Scafati" insieme al già noto S.D.P. 

Il clan

Secondo l'ipotesi accusatoria il clan, in virtù della forza intimidatrice fornita anche dalla disponibilità delle armi da fuoco principalmente approvvigionate da D.T.  di Torre Annunziata, gestiva le piazze di spaccio di Scafati e zone limitrofe, dedicandosi anche ad attività estorsive sul territorio e nelle zone confinanti. Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo, si era trasferito nel contiguo territorio di Scafati, a seguito del vuoto di potere correlato all'arresto eseguito nel dicembre del 2021, su richiesta della DDA, di presunti esponenti di un altro gruppo mafioso, acquisendo una supremazia sugli altri gruppi criminali operanti sul medesimo territorio, tanto da essere chiamato ad intervenire per regolare le competenze territoriali camorristiche e dirimere e di gli “sgarri” attuati da altri gruppi che avessero sconfinato dai territori di insediamento. All'epoca, furono ricostruite dieci estorsioni; tra queste una all'interno del porto turistico di Marina di Stabia attuata con modalità eclatanti, ovvero a mezzo di una cosiddetta "stesa" da persone recatisi sul posto a bordo di motociclette di grossa cilindrata. 

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