Giro di droga da Scafati alla Sardegna, resta in carcere il broker

Lo ha deciso la Cassazione, che ha ricostruito il ruolo di vertice dell'indagato, confermando la massima misura cautelare, rigettando il ricorso presentato dalla difesa al tribunale del Riesame di Cagliari

Resta in carcere lo scafatese broker coinvolto in un'inchiesta per spaccio di coca, a seguito di un blitz eseguito nell'ottobre 2018. Lo ha deciso la Cassazione, che ha ricostruito il ruolo di vertice dell'indagato, confermando la massima misura cautelare, rigettando il ricorso presentato dalla difesa al tribunale del Riesame di Cagliari

Le accuse

Era proprio in Sardegna che si consumava l'attività illecita: è li che avvenivano i trasporti di droga, nascoste in autovetture imbarcate sulle navi da linea, poi cedute ad altri che, a loro volta, si occupavano di gestire i rapporti con i singoli acquirenti. "Dal marzo 2012 al febbraio 2014 è indubbio che l'associazione in contestazione ha operato nel territorio della Sardegna senza soluzione di continuità". Lo scafatese si sarebbe occupato dell' "approvigionamento della droga da immettere nel mercato sardo, organizzandone il trasporto in Sardegna e gestendo le operazioni di taglio e cessione. Tale ruolo viene esplicitato tra il 2012 e il 2014, con un'accertata capacità di movimentare e procurare ingenti quantitativi di droga dalla penisola alla Sardegna. Ciò che rivela i suoi radicati e stabili collegamenti con gli ambienti criminali dediti al narcotraffico della Campania, come dimostrato anche dalla quantità e qualità dello stupefacentoe comprato e venduto, dal rilevante numero di importazioni e cessioni nonchè dalle spregiudicate modalità con cui la droga veniva trasportata e ceduta". 

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L'organizzazione

La base che faceva arrivare la droga in Sardegna era a Scafati. Furono quattro le misure di custodia cautelare firmate dal tribunale di Cagliari, a margine di un'inchiesta condotta dalla Dda e dalla Guardia di Finanza, concentrata su una rete dedita al traffico di droga. In carcere finirono un sassarese e due scafatesi. Uno di questi, nipote di un boss, è attualmente ritenuto promotore dell'organizzazione. Dalle indagini, il gruppo aveva pensato a tutto, anche di portare dalla Campania un chimico ado ccuparsi di allungare in un apposito laboratorio le dosi di cocaina che finivano sull'isola. I responsabili ripulivano poi il denaro investendo in immobili, per far fruttare i ricavi. 

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