"Accordi tra clan e politica a Scafati", lungo contro esame per il pentito Loreto

Il collaboratore di giustizia, figlio del boss Pasquale Loreto, si è soffermato su ciò che sarebbe accaduto durante le campagna elettorali per le elezioni comunali del 2013 e le regionali del 2015

Lungo contro esame, che continuerà alla fine di maggio, questa mattina, nel processo "Sarastra", concentrato su un presunto accordo tra la camorra, il clan Loreto-Ridosso, e la classe politica rappresentata dall'ex sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti. A rispondere alle tante domande degli avvocati Alfonso Loreto, il collaboratore di giustizia e figlio del boss Pasquale, che ha relazionato nuovamente, dopo un primo esame di settimane fa, sui rapporti tra il suo gruppo criminale e il mondo politico scafatese.

Le dichiarazioni

In particolare, Loreto si è soffermato su ciò che sarebbe accaduto durante le campagna elettorali per le elezioni comunali del 2013 e le regionali del 2015. Sulle elezioni amministrative, il pentito ha spiegato che l’ex sindaco Pasquale Aliberti (imputato insieme alla moglie Monica Paolino, a sui fratello Nello, l’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi, Andrea Ridosso e Ciro Petrucci) si era rifiutato, all’epoca, di inserire tra i candidati delle sue liste Andrea Ridosso, in virtù del cognome scomodo. Accettando, poi, la candidatura nella lista "Grande Scafati" di Roberto Barchiesi. Il nome scelto dal clan. In cambio di questo accordo, l’ex primo cittadino avrebbe ricambiato il supporto elettorale con la promessa di appalti, i cui dettagli sarebbero però stati discussi molto dopo un unico incontro, voluto da Loreto, con l'ex sindaco. Ma quando gli esponenti dell'organizzazione criminale non avrebbero ricevuto nulla, dopo l'elezione di Aliberti, a essere punito fu proprio Barchiesi, pestato nei pressi di un bar, e accusato di "scarsa personalità". "Era Aliberti a ingannare lui e noi - ha aggiunto Loreto - durante il contro esame". Tra gli argomenti trattati anche la nomina di Ciro Petrucci ai vertici della società municipalizzata Acse, che sarebbe stata ottenuta sempre tramite l’ex sindaco ed un imprenditore, a fare da tramite con l'amministrazione. Successivamente i Loreto-Ridosso avrebbero ottenuto – sempre secondo quanto dichiarato da Loreto in aula - la promessa di un appalto nel settore delle pulizie, che non si sarebbe concretizzato perchè gli esponenti del clan furono poi arrestati. Una circostanza sulla quale i legali difensori dell'ex sindaco hanno battagliato, facendo emergere discrepanze sul racconto di Loreto, che in quel periodo era in carcere. E, secondo loro, non avrebbe potuto fornire indicazioni in merito alla vicenda Acse.

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Le regionali 2015

Pur essendo diffidenti verso Aliberti, il clan avrebbe deciso comunque di appoggiarlo anche alle regionali, sostenendo la candidatura della moglie, Monica Paolino. Con un incontro elettorale organizzato a casa di una zia dei Ridosso. Gli stessi appalti - due in particolare - furono accettati nonostante un valore "misero", per evitare crepe all'interno del clan. La stessa organizzazione si decise ad espandersi anche nella pubblica amministrazione prima del 2013. Giorni fa, la Corte d'Appello ha depositato le motivazioni della condanna in secondo grado per lo stesso Loreto e i due Ridosso, Luigi e Gennaro. Confermando, di fatto, tutte le accuse, meno quella di minaccia per Gennaro Ridosso. E definendo la collaborazione del pentito "diretta e qualificata". 

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