Denudato e in una cella isolata, la denuncia di un detenuto di Scafati

L'uomo, 36 anni, è imputato nel processo per l’omicidio di Armando Faucitano. Settimana scorsa, durante l'udienza che lo vede sotto processo, ha fatto presente la sua condizioni da recluso nel carcere di Siracusa

Condizioni disumane di detenzione in una cella inadeguata e isolata, che mette a rischio la sua salute già precaria: così il detenuto 36enne C.A. , imputato nel processo per l’omicidio di Armando Faucitano , ha fatto presente la sua condizione di recluso nel carcere di Siracusa, dove è ristretto, nel corso dell’udienza svolta in videoconferenza davanti alla Corte d’assise di Salerno circa una settimana fa. Negli ultimi mesi, a suo dire, la permanenza in cella avrebbe sottoposto lo stesso a situazioni estreme, ai limiti del disumano. 

Le richieste

L'imputato ha spiegato di essere stato denudato per diversi giorni, nonostante le sue condizioni di salute. E' difeso dai legali Francesco Matrone e Giuseppe Della Monica: viste le sue dimostranze, la Corte ha disposto accertamenti per fare luce sulla vicenda, con identiche verifiche da parte del pm della Dda di Salerno. Nel corso dell'udienza, sono stati poi sentiti il colonnello dei carabinieri, Michele Avagnale , sulla ricostruzione dell’episodio consumato il 26 aprile 2015 a Scafati, col prosieguo per la prossima udienza. Il processo in Corte d’Assise per l’accusa di omicidio in concorso aggravato dalla premeditazione e dal metodo di camorra vede imputati con C.A. anche il fratello V.A. , M.A. e P.R. chiamati a rispondere dell’agguato contro Armando Faucitano. Il processo riguarda anche le posizioni di G.B.C. , A.M. e V.P. per reati minori. 

L'indagine

Sullo sfondo, l’agguato eseguito in piazza Falcone e Borsellino, a Scafati, per un debito di droga del valore di 700 euro, divenuto motivo del contendere. Per queste ragioni, la vittima sarebbe stata punita, secondo la Dda Antimafia, con l’esecuzione organizzata ed eseguita da M.A. e C.A. in sella a uno scooter. Le indagini furono avviate dopo l’agguato, con verifiche e riscontri sul posto, interrogatori e ricostruzioni, con acquisizioni di telecamere e informatori chiamati a riferire ogni singolo dettaglio: la Dda di Salerno, con l’inchiesta curata dal sostituto procuratore Giancarlo Russo, ricostruì la personalità e le ultime ore della vittima. L’omicidio in realtà sarebbe però scaturito in primis da un litigio tra la vittima e C.A. sulla partita di erba non pagata. Uno dei due esecutori materiali del delitto - secondo le accuse - sarebbe contiguo a un clan di camorra di Boscoreale. 

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