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Scafati, azienda di pompe funebri e interdittiva Antimafia: Tar conferma revoca

Il Tar ha rigetto l’ipotesi della difesa secondo cui “il provvedimento prefettizio non era basato su elementi concreti dai quali risulti che l’attività d’impresa possa, anche in maniera indiretta, agevolare le attività criminose"

Confermata l’interdittiva antimafia nei confronti di una ditta di pompe funebri a Scafati. La conferma è arrivata dal Tar che ha ribadito la revoca del titolo abilitativo per attività d’impresa funebre disposta con ordinanze dei Comuni di Scafati e Battipaglia. Il Tar ha rigetto l’ipotesi della difesa secondo cui “il provvedimento prefettizio non era basato su elementi concreti dai quali risulti che l’attività d’impresa possa, anche in maniera indiretta, agevolare le attività criminose o esserne in qualche modo condizionata, ma su congetture prive di riscontri di tipo oggettivo”. Confermato dunque il provvedimento che segnalava la presenza di soggetti ritenuti collegati alla cosca di Scafati tra i dipendenti della ditta di pompe funebri. 

La vicenda

Il Tar richiama il contenuto delle informative dell'Antimafia, ritenendo che "il quadro indiziario posto a base del provvedimento impugnato, complessivamente considerato e per come supportato dal rapporto della Dia, risulta adeguatamente sorretto dal ridottissimo intervallo di tempo fra la costituzione della ditta e la successiva interdittiva che ha colpito la società, l'indisponibilità da parte dell'amministratore di entrate economiche tali da sorreggere l'avvio di una autonoma attività imprenditoriale, l'esistenza di legami con persone sotto accusa per usura aggravata dal metodo mafioso, la parziale coincidenza di mezzi e del personale impiegato, a rappresentare un quadro di indizi gravi, precisi e concordanti". A ciò, viene ricordato il fitto di locali, la cessione di un carro funebre, la presenza di soggetti ricollegabili tra loro e con rapporti di parentela diretta con il boss Matrone, recluso in regime di 41 bis. "Va considerato - conclude il tribunale - che sempre più spesso le associazioni a delinquere di stampo mafioso fanno ricorso di tecniche volte a paralizzare il potere prefettizio di adottare misure cautelari, con alcune operazioni societarie a disvelare un'attitudine elusiva della normativa antimafia"

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