Traffico di droga, l'asse mai realizzato tra il clan degli scafatesi e l'estero

La droga che veniva acquistata dai clan di Boscoreale finiva nelle disponibilità degli scafatesi, che però volevano anche estendersi altrove con i rifornimenti

C'è un filo che collega l'inchiesta della Dda di Salerno, con 36 misure cautelari eseguite due giorni fa per traffico di droga, con l'estero. L'Olanda, in particolare, con uno dei gruppi che aveva come obiettivo di rifornirsi di cocaina. Il gruppo di Scafati voleva muoversi insieme ad uno di Torre Annunziata. Una circostanza solo accennata nelle carte della Procura, poi non riscontrata con il seguito delle indagini

L'inchiesta

Le indagini ovviamente continuano. La droga che veniva acquistata dai clan di Boscoreale finiva nelle disponibilità degli scafatesi, che però volevano anche estendersi altrove con i rifornimenti. La circostanza è raccontata da un collaboratore di giustizia al pm Antimafia Giancarlo Russo. Tra gli elementi raccolti, che starebbe a testimoniare proprio tale volontà, c'è anche un acquisto di un chilo di cocaina e quattro di hashish in Olanda, mai concretizzato. La polizia tedesca infatti arrestò il conducente dell'auto. La droga - secondo ipotesi - doveva finire in camion di ditte di autotrasporti, con destinazione Italia. Lo stesso acquisto di droga nel napoletano avrebbe minato gli equilibri criminali di altre organizzazioni criminali, avverse a chi riforniva gli scafatesi. Uno dei due gruppi individuati a Scafati dalla Dda aveva una gestione familiare, ma con proiezione internazionale, come ha spiegato il pm in conferenza stampa. Nei prossimi giorni partiranno gli interrogatori per i singoli indagati

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Le due associazioni

L’operazione si era svolta principalmente in Scafati e poi in Boscoreale in cui gli indagati erano già detenuti ovvero attualmente residenti o dimoranti. Le indagini si sono sviluppate partendo rispettivamente da due episodi criminosi verificatisi a Scafati, quali l’omicidio del pregiudicato Armando Faucitano, ucciso a colpi di pistola il 26 aprile del 2015 in piazza Genova e l’attentato dinamitardo posto in essere la notte del 29 marzo 2016 ai danni del bar “My Love” in via Pasquale Vitiello. All’epoca dei fatti gestito da Teresa Cannavacciuolo, nota per i suoi precedenti legati allo spaccio di stupefacenti. La stima approssimativa delle sole vendite al dettaglio si attestava sulle 100 cessioni quotidiane per ciascun sodalizio, per un introito giornaliero di 2mila euro e 4mila per entrambe. Nel corso delle indagini, a fini di riscontro delle risultanze delle intercettazioni in atto, erano stati eseguiti svariati interventi di iniziativa. I carabinieri avevano poi sequestrato denaro ritenuto provento dell’attività di spaccio e di vari quantitativi di sostanze stupefacenti nella disponibilità di acquirenti al dettaglio o degli indagati all’occorrenza arrestati in flagranza.

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