Bombe e sparatorie ai commercianti che non pagavano il pizzo, 6 condanne a Scafati

L’indagine partì nel periodo di giugno del 2017, dopo una serie di attentati a danno di attività commerciali con l’uso di ordigni esplosivi

Estorsione a commercianti ed imprenditori «per conto del clan Matrone-Buonocore», 29 anni di carcere totali per sei imputati nell'inchiesta della Procura Antimafia condotta a Scafati. Le accuse erano tentata estorsione, detenzione di armi, possesso di droga, danneggiamento e ricettazione. Tutte con l’aggravante del metodo mafioso. Cade l'associazione mafiosa, per il giudice non esisteva un clan, ma un gruppo di persone che avrebbe commesso reati con l'aggravante del metodo mafioso.

L'inchiesta

L’indagine partì nel periodo di giugno del 2017, dopo una serie di attentati a danno di attività commerciali con l’uso di ordigni esplosivi. Da agosto a dicembre, diversi degli imputati - giudicati tutti con rito abbreviato - avrebbero tentato di estorcere soldi ad un imprenditore scafatese, facendo leva sull’appartenenza al clan Matrone di Scafati (ma il Riesame fece cadere il metodo mafioso). I locali attenzionati furono il Roxe Legend Bar di via Melchiade e il centro scommesse in via Martiri d'Ungheria "Fly Play". Negli atti ci finì anche la sparatoria verso il bar La Dolce Vita, gestito dalla moglie di un collaboratore di giutsizia. Infine, altri due ordigni piazzati a ridosso della pescheria "Acqua e Sale" e un negozio di parrucchiere ad Angri, "Nico Style". Nel mese di dicembre, i carabinieri registrarono anche l’estorsione ad un tabaccaio. Durante le indagini furono sequestrate armi e un chilo di droga. Per il gup regge il metodo mafioso, ma non l'associazione. Le motivazioni delle condanne saranno depositate entro novanta giorni. 

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