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Scafati, fedeli in chiesa per la veglia di Pasqua: scatta la quarantena

L'episodio si è verificato, nella tarda serata di ieri, in Piazza Vittorio Veneto. Il sindaco Salvati: "Saranno sanzionate e sottoposte a quarantena domiciliare per quattordici giorni". Il parroco si difende

Decine di persone si sono ritrovate, nella tarda serata di sabato, per un momento di preghiera all'interno della chiesa “Santa Maria delle Vergini” a Scafati. La loro presenza, in Piazza Vittorio Veneto, ha subito fatto scoppiare le polemiche sui social. Tempestivo l’intervento dei carabinieri che hanno sciolto l’adunanza ed identificato tutti coloro che stavano partecipando alla funzione religiosa, circa quaranta persone, che ora – annuncia il sindaco Cristoforo Salvati – “saranno sanzionate e sottoposte a quarantena domiciliare per quattordici giorni”.  

L’appello del sindaco

Salvati è durissimo: “Va censurato e condannato categoricamente il comportando di tutti coloro che hanno violato le disposizioni in vigore, creando un assembramento che non può essere giustificato a nessun livello, anche se motivato da esigenze di tipo spirituali e religiose. In un momento così delicato per l’intero paese, considerando tutte le misure di restrizione che noi sindaci siamo stati costretti ad adottare e tutti i sacrifici che i cittadini stanno facendo con grande senso di responsabilità, non possiamo ammettere comportamenti irresponsabili che rischiano di vanificare tutto quanto è stato fatto fino a questo momento. Dobbiamo capire - sottolinea il sindaco - che siamo ancora in piena emergenza e che in questa fase di rigore i nostri comportamenti rischiano di mettere in pericolo la sicurezza di tutti. Ci sono tante persone, me compreso, che hanno seguito la veglia pasquale da casa, nell’intimità familiare. Anche questo vuol dire rispettare le nostre tradizioni religiosi, anche questo vuol dire vivere in preghiera questa Santa Pasqua” conclude il primo cittadino.

La difesa del parroco

Intanto il sacerdote don Giovanni De Riggi si difende: "Nessuna volontà di violare la legge, fino ad oggi abbiamo sempre osservato con rispetto e puntualità, le indicazioni del Governo e della nostra Diocesi. Purtroppo da una mia lettura della circolare del Ministero dell'interno del 27 marzo, Direzione centrale per gli Affari dei Culti, avevo dedotto di poter celebrare nel rispetto di quanto in esso indicato. Alla celebrazione, tenuta a porte chiuse, erano infatti presenti le figure previste, assieme a loro familiari, opportunatamente disposte una per banco, nel pieno rispetto della distanza sociale imposta, senza assembramenti. Non era una celebrazione pubblica. Sono profondamente spiaciuto, e pronto ovviamente ad assumermi le mie responsabilità, rispetto alle decisioni che le autorità prenderanno".

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