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Scafati, gli "sfiammati" a processo: in 16 accusati di centinaia di furti d'auto

Le accuse son di associazione per delinquere finalizzata al compimento di plurimi reati contro la persona e il patrimonio, ma anche estorsione, ricettazione e autoriciclaggio

Furto, estorsione, auto riciclaggio e ricettazione. In 16 vanno a processo, tra Scafati e Boscoreale, al termine dell'inchiesta "Sfiammati". Le accuse son di associazione per delinquere finalizzata al compimento di plurimi reati contro la persona e il patrimonio, ma anche estorsione, ricettazione e autoriciclaggio.

L'inchiesta

Le indagini, presero da elementi indiziari acquisiti nel mese di ottobre 2019 dai carabinieri di Scafati e della Sezione Radiomobile di Nocera Inferiore in occasione di un controllo e sequestro di un’autovettura rubata a bordo della quale uno degli arrestati, che procedeva a breve distanza rispetto ad un'altra autovettura occupata da 3 complici. Dallo sviluppo degli elementi investigativi e, in particolare, dall’estrapolazione del contenuto degli smartphone nella disponibilità delle persone controllate e deferite (video, immagini, file audio, chat telematiche), era partita l'indagine che ricostruì centinaia di episodi di furto di auto e alla loro rivendita sul mercato nero. In alcuni casi, anche alla restituzione ai legittimi proprietari, con il classico "cavallo di ritorno". Il gruppo operava permanentemente tra le province di Napoli e Salerno (in particolare, Agro nocerino-sarnese e paesi vesuviani) attraverso una suddivisione dei compiti e la creazione di uno spazio virtuale di circolazione interna delle informazioni e delle comunicazioni operative inerenti all’attività associativa costituito da una chat sulla piattaforma WhatsApp denominata dagli stessi partecipanti “Gli sfiammati”.  Il modus operandi prevedeva attività ricognitive sul territorio per individuare le autovetture da rubare. Gli esemplari che risultavano di potenziale interesse venivano sottoposti ad accurata e metodica indagine attraverso la consultazione di applicazioni telematiche. Individuato l’obiettivo utile, veniva asportato grazie alle abilità predatorie e al contestuale utilizzo di dispositivi elettronici, in grado di acquisire il controllo delle componenti di bordo bypassando la centralina, forniti da persona dotata di competenze specialistiche in materia, residente in provincia di Bari e che risponde, in ragione di tale condotta, di partecipazione al sodalizio. Il mezzo asportato veniva lasciato “riposare” per alcuni giorni in un parcheggio o altro luogo in cui non desse nell’occhio per evitare il rischio di immediata localizzazione da parte del proprietario e, superato indenne tale periodo, destinato alternativamente alla sopra descritta restituzione estorsiva ovvero alla ricettazione. Per tutti gli imputati, la Procura ha chiesto ora il giudizio immediato.

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