Rubava energia elettrica, condanna confermata per scafatese: "Capace di intendere"

La Cassazione ha rigettato il ricorso presentato nel suo interesse per una più approfondita valutazione delle sue condizioni di salute mentale, confermando così il lavoro di vaglio svolto dal Tribunale in secondo grado

Diventa definitiva la sentenza a 6 mesi di reclusione per furto aggravato, legato ad un allaccio abusivo di energia elettrica a danno della società distributrice, per lo scafatese S.S. La Cassazione ha rigettato il ricorso presentato nel suo interesse per una più approfondita valutazione delle sue condizioni di salute mentale, confermando così il lavoro di vaglio svolto dal Tribunale, che lo aveva riconosciuto pienamente in grado di intendere e di volere.

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La storia

Nel ricorso, veniva richiesta la necessaria verifica della capacità di intendere e di volere dell'imputato al momento del fatto, senza che fosse stato tenuta in debito conto, nel corso del processo, l’analisi del disturbo psichico diagnosticato allo stesso, documentato in sede di appello, dai difensori, con tanto di certificazione sanitaria e referti specialistici. I giudici della Cassazione hanno rilevato motivi generici e manifestamente infondati, con il tribunale che al contrario avrebbe illustrato adeguatamente le ragioni del reato contestato all'imputato, ritenendo non adeguatamente precise le doglianze e i motivi del ricorso. I difensori spiegavano che l'uomo era solo intestatario dell’utenza e viveva con altri soggetti in casa, ma, secondo la Cassazione, i giudici d'appello avevano osservato correttamente che, qualora questi ultimi avessero effettuato l’allaccio abusivo, avrebbero risposto a titolo di concorso nel reato, mentre l’imputato era diretto beneficiario dell’erogazione di corrente finita al centro del processo. 

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