Scafati, sentenze "pilotate" in cambio di soldi: Iannello ai domiciliari

L'ex giudice di pace è uscito dal carcere di Poggioreale. A disporre il nuovo provvedimento cautelare è stato il gip del tribunale di Nocera Inferiore Gustavo Danise

A poco più di quarantotto ore dal maxi sequestro dei suoi beni, l’ex giudice di pace del tribunale di Torre Annunziata Antonio Iannello, residente a Scafati, è uscito dal carcere di Poggioreale per essere sottoposto agli arresti domiciliari. A disporre la sua uscita dalla casa circondariale è stato il gip del tribunale di Nocera Inferiore Gustavo Danise, che ha accolto l’istanza presentata dall’avvocato difensore Francesco Matrone. Una decisione maturata a seguito di un secondo interrogatorio davanti al sostituto procuratore Anna Chiara Fasano. Ma anche per l’impossibilità dell’indagato di esercitare la sua attività.

L'inchiesta

Il filone di indagine si inserisce in un’inchiesta più ampia svolta dalla Guardia di Finanza, coordinata dalle Procura di Torre Annunziata, Roma e Nocera Inferiore, che ha consentito di fare luce su  episodi di “corruzione in atti giudiziari” messe in atto da diversi giudici di pace, numerosi avvocati e svariati consulenti tecnici "rispetto a pratiche e contenziosi riguardanti sinistri stradali, in alcune circostanze caratterizzati da profili di falsità". Inizialmente il modus operandi si basava – si legge nel comunicato delle Fiamme Gialle – su un “un accordo illecito tra il giudice di pace e l’avvocato di parte che condividevano la scelta di un perito compiacente al quale affidare la consulenza oltremodo favorevole. Una volta selezionato il perito, quest’ultimo, da un lato, provvedeva ad elargire la prima parte della “mazzetta” al giudice di pace in segno di “riconoscenza” per la nomina ricevuta”. Successivamente, lo stesso consulente “beneficiava di un indebito e generoso compenso da parte dell’avvocato per l’ottenimento di una perizia particolarmente favorevole”.

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L’ultima fase, invece, prevedeva l’emissione “congiunta” della sentenza “concordata dall’avvocato di parte e dal giudice di pace, con quest’ultimo che riscuoteva dal professionista la seconda parte della “tangente”, il cui importo variava in ragione del risarcimento indebitamente sentenziato, anche grazie alla consulenza “pilotata””. In un solo mese di “monitoraggio” da parte dei finanzieri sono stati registrati 37 casi di corruzione. In pratica, più di un episodio di corruzione al giorno. Per questo, al termine degli accertamenti economico-finanziari nei confronti del giudice Iannello, i militari hanno rilevato una “significativa sproporzione tra le entrate finanziarie e il patrimonio costituito dall’indagato rispetto ai redditi dichiarati”. In particolare, le indagini hanno evidenziato un "aumento esponenziale delle disponibilità di denaro accumulate dal giudice Iannello nell’ultimo quinquennio, che gli hanno permesso anche l’acquisto di autovetture ed immobili fittiziamente intestati a familiari conviventi".

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