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Opificio cinese a Scafati, dipendenti sfruttati e al lavoro senza protezione: titolare rischia processo

Decine le contestazioni in ambito di sicurezza e tutela sul lavoro, mosse dalla Procura, per un'indagine che risale al 2019 e condotta dai carabinieri del nucleo per la Tutela del lavoro di Napoli

Una donna di nazionalità cinese rischia il rinvio a giudizio, a Scafati, per aver sfruttato una serie di lavoratori all'interno di un opificio. Decine le contestazioni in ambito di sicurezza e tutela sul lavoro, mosse dalla Procura, per un'indagine che risale al 2019 e condotta dai carabinieri del nucleo per la Tutela del lavoro di Napoli

Le accuse

L'inchiesta contesta alla donna, in qualità di rappresentante della ditta, diverse mancanze: dall'assenza di qualsiasi misura di sicurezza all'interno dell'azienda (porte d'accesso, cassetta del pronto soccorso non a norma, così come l'impianto elettrico altamente a rischio), fino alle situazioni retributive di sette dipendenti di nazionalità cinese. Che avrebbero, in sostanza, lavorato un numero di ore al quale, però, non sarebbe stata poi corrisposta un'adeguata retribuzione. Violando, così, quanto prevede il contratto collettivo nazionale. Nelle accuse dell'organo inquirente viene contestata l'assenza di una formazione per i dipendenti, l'informazione e conoscenza dei rischi per i singoli ruoli, la mancanza di protezione mentre questi erano al lavoro dinanzi alle macchine. E infine, la pulizia degli ambienti e il degrado nel quale gli stessi avrebbero poi dovuto dormire. All'interno dell'opificio era stata infatti ricavata una stanza, dove dormivano in sette, sempre in precarie condizioni. Le accuse saranno ora al vaglio del gip, prima della fissazione del processo. Due dei sette dipendenti erano anche sprovvisti del permesso di soggiorno

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