Il "sistema" di spaccio dei due fratelli di Scafati, Cassazione conferma la pena

Sono state confermate dalla Cassazione le condanne per un sistema di spaccio costituito da due fratelli, che si sono visti rigettare i ricorsi, con la decisione della Corte d'Appello ritenuta congrua e ben motivata

Sono state confermate dalla Cassazione le condanne per un sistema di spaccio costituito da due fratelli scafatesi, che si sono visti rigettare i ricorsi presentati tramite i rispettivi difensori, con la decisione della Corte d'Appello ritenuta congrua e ben motivata. Il tribunale di Salerno aveva già operato infatti significativa riduzione del computo degli anni da scontare. Il primo, era stato condannato a cinque anni di reclusione, mentre il secondo a cinque anni, tre mesi e dieci giorni, con ruoli di capi promotori e correlate pene, individuate nei limiti previsti tra tre e sette anni di reclusione. «Il gruppo criminale originariamente individuato dalla Procura - si legge - era costituito dai due fratelli e dal cognato, non era in contatto con la criminalità organizzata e si era sostanzialmente auto-organizzato». La Corte d’Appello precisò nelle motivazioni che l’organizzazione in questione «era rudimentale, a conduzione familiare ed operante in un territorio ristretto, soddisfacendo una ristretta cerchia di acquirenti mediante la vendita al dettaglio». 

L'indagine

Secondo la Suprema Corte, «la motivazione della Corte d’Appello appare logica e congrua, nonché corretta in punto di diritto e immune da vizi di legittimità». In particolare, i due imputati sono ritenuti “promotori e organizzatori” del sistema casalingo di spaccio, associazione criminale costituita all’interno dei rapporti familiari. «La qualifica di organizzatore all’interno di un’associazione dedita allo spaccio - si legge nella sentenza - spetta a chi assume i poteri di gestione, quando anche non pienamente autonomi, in uno specifico e rilevante settore operativo del gruppo». I ricorsi in questione puntavano su formule adoperate dalla Corte d’Appello, legati a carenze e mancanze tali da far riconsiderare l’iter logico seguito e i punti necessari ad attribuire ruoli e responsabilità. Sulle due attribuzioni di “promotore” ed “organizzatore” si giocava il ragionamento difensivo, con sovrapposizioni dei due concetti a configurare una chiara violazione di legge, «con mancanza manifesta illogicità della motivazione in ordine alla determinazione della pena», ritenuta infine eccessivamente pesante. Ma il ragionamento seguito dai giudici di secondo grado è stato ritenuto puntuale, a partire dalla qualificazione del reato, dalla tipologiadegli stupefacenti, dagli elementi attribuiti dalla Procura ad entrambi.

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