Condanne per la famiglia di usurai a Scafati, ma ci sono dubbi su tre "vittime"

Si chiude con cinque condanne e due assoluzioni l’inchiesta «Get a Money», concentrata su un giro di usura

Si chiude con cinque condanne e due assoluzioni l’inchiesta «Get a Money», concentrata su un giro di usura. Le condanne sono state emesse dal collegio del presidente Raffaele Donnarumma. Per R.P.  colui che avrebbe minacciato di morte le vittime per riscuotere i soldi, la pena è di 8 anni e 5 mesi. Per la madre E.D.M. , la condanna decisa è di 5 anni e 11 mesi. Due anni invece per G.N. , la madre della precedente, tre anni per F.C.R. e due anni e sei mesi per M.N.P. Il tribunale ha poi assolto A.D. e A.D.L. , quest'ultima addetta all’ufficio esenzioni dell’ospedale di Scafati.

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Le indagini

Secondo le indagini condotte dalla sezione di p.g. della polizia di stato e locale, gli imputati (quelli condannati sono stati anche assolti per alcuni capi d’imputazione), prestavano soldi a strozzo a chi viveva serie difficoltà economiche. Ma chi non restituiva i soldi, con tanto di interessi, veniva minacciato di morte. Madre e figlio avrebbero gestito gli affari. I primi accertamenti furono condotti a seguito della denuncia di una delle vittime, in balia di problemi economici oltre che familiari. Quando si sarebbe accorto di non poter pagare più gli interessi pattuiti, si presentò in procura per denunciare la sua situazione alla polizia giudiziaria. L’inchiesta durò pochi mesi, fino al primo arresto, quello di R.P. , già giudicato per un fatto stralciato da quelli principali, beccato mentre intascava i soldi consegnati dalla vittima. Denaro contante che era stato segnalato e fotocopiato, su suggerimento delle forze dell’ordine. Quell’uomo, già da tempo, aveva ricevuto più di una minaccia da Porpora, sia di persona che al telefono, affinché restituisse il prestito con gli interessi. Al termine dell’udienza, il tribunale ha rimandato alla procura i verbali con le dichiarazioni di tre presunte vittime, che si sarebbero contraddette durante il dibattimento, per valutare l’accusa di falsa testimonianza. 

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