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Scafati, la giornalista al processo di camorra: "Minacciata di morte da Ridosso e Aniello Aliberti"

Il processo "Sarastra" registra la testimonianza dell'ex redattore di Metropolis, Valeria Cozzolino, parte offesa perchè sarebbe stata minacciata dopo un articolo scritto su "abusi edilizi in casa del sindaco Aliberti"

Camorra, politica e giornalismo. Il processo "Sarastra" che ipotizza un patto con il clan Loreto-Ridosso da parte dell'ex sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, per le elezioni del 2013 e del 2015, registra la testimonianza di Valeria Cozzolino, ex giornalista di Metropolis e parte offesa nel processo che si sta celebrando a Nocera Inferiore. Secondo le indagini dell'Antimafia, con una denuncia confermata ieri dalla giornalista, Cozzolino sarebbe stata minacciata di morte da Aniello Aliberti, fratello dell'ex sindaco e imputato, e da Gennaro Ridosso, figlio del boss oggi collaboratore, già condannato con rito abbreviato nello stesso procedimento

"Smettila di scrivere sulla mia famiglia"

La giornalista, in una lunga deposizione durata diverse ore, comprensiva di contro esame, ha raccontato i contorni di quell'episodio, avvenuto il 1 giugno 2013, subito dopo la pubblicazione di un articolo a sua firma, nel quale venivano trattati dei presunti "abusi edilizi in casa del sindaco Pasquale Aliberti". E confermando quanto fu riferito al sostituto procuratore della Dda Antimafia di Salerno, Vincenzo Montemurro. "In quel periodo - ha esordito la giornalista dinanzi al collegio del presidente Raffaele Donnarumma - seguivo la politica e l'amministrazione. Pubblicammo un articolo su degli abusi edilizi in casa del sindaco Aliberti. Ricordo che fu fatta anche la locandina. Il giorno della pubblicazione mi chiamarono al telefono, dicendomi che qualcuno le stava togliendo. Uscì di casa prima del dovuto, lavorando in redazione di pomeriggio, per andare a controllare. Passai due edicole, quando vidi alla seconda presso la quale mi ero recata che Aniello Aliberti stava togliendo le locandine. Gli chiesi cosa stesse facendo e lui cominciò ad insultarmi, minacciandomi di non scrivere più nulla della sua famiglia. Che me l'avrebbe fatta pagare. Il tenore della conversazione fu questo. Durò qualche minuto. Poi si avvicinò un'altra persona, che disse di essere Ridosso. Chiesi chi e mi rispose "Gennaro Ridosso". Mi disse che non dovevo più scrivere altrimenti non mi avrebbero più trovata".

Minacce anonime e "simpatie politiche"

Valeria Cozzolino ha poi riferito del clima di intimidazione che si sarebbe percepito nei suoi confronti, dopo quell'episodio. Dall'essere allontanata dall'ufficio di segreteria del sindaco da una funzionaria comunale, - che fungeva da sala stampa secondo la giornalista - alle minacce anomime che le furono rivolte attraverso una lettera anonima. Fino al "pericolo percepito" durante un giro ai seggi, nel turno di ballottaggio per le elezioni del 2013: "Vidi un gruppo che mi indicò, dissero: "Eccola la". Mi allontanai". Gli avvocati difensori dell'ex sindaco Aliberti e del fratello Aniello, nel lungo contro esame, hanno sollevato più di una perplessità sull'attendibilità della giornalista, chiedendo al collegio di acquisire foto e messaggi condivisi dalla stessa negli anni precedenti, attraverso Facebook, dove avrebbe rivolto "insulti alla persona", manifestato le sue idee politiche e fatto riferimenti di altra natura verso alcuni degli attuali imputati. Per parte di quel materiale, il collegio ha ritenuto che il contenuto fosse irrilevante ai fini della testimonianza di Cozzolino. Le domande seguenti rivolte dai difensori hanno invece toccato altri punti, legati a quell'episodio di minaccia. E cioè, la denuncia "tardiva" fatta da Cozzolino, "dopo tre anni dai fatti" e il contenuto del comunicato stampa di solidarietà fatto dal giornale Metropolis, sull'accaduto. In quel documento, non si sarebbe mai parlato di "minacce di morte" nè sarebbero stati mai fatti i nomi di "Aliberti e Ridosso". A riguardola difesa ha chiesto di sentire tutti i redattori del giornale. Nell'udienza del 23 gennaio, sarà sentita la giornalista Rosaria Federico.

Le dichiarazioni dell'ex sindaco

L'ex primo cittadino, durante l'udienza, ha voluto fornire dichiarazioni spontanee per precisare invece aspetti tecnici legati alla gestione degli appalti al comune di Scafati. Nello specifico, Aliberti ha fornito dettagli sulla gestione della gara per il taglio dell'erba nell'area ex Copmes, che risultava essere di competenza di un consorzio e non del Comune, al quale spettava seguire la costruzione dei soli capannoni. Sulla potatura in villa comunale, invece, Aliberti ha spiegato che non si sarebbe potuta fare alcuna gara di 13.000 euro, dovendo invece seguire il capitolato d'appalto che andò ad una ditta di Napoli. Sul polo scolastico "abbiamo respinto con forza - ha detto Aliberti - una richiesta di variante fatta dal consigliere D'Alessandro (un ordigno fatto esplodere nei pressi di casa di un parente diede inizio alle indagini, ndr)". Chiarimenti sono stati forniti anche sul ruolo del comune di Scafati in quanto capofila al Piano di Zona e su una ditta che fu estromessa da una gara d'appalto perchè non avrebbe avuto in regola il certificato Antimafia. Oltre all’ex sindaco, al banco degli imputati ci sono la moglie Monica Paolino, consigliere regionale, il fratello di Aliberti, Aniello, l’ex staffista comunale Giovanni Cozzolino, l’ex vice presidente dell'Acse, società che si occupa della raccolta di rifiuti, Ciro Petrucci, Andrea Ridosso e l’ex consigliere comunale, Roberto Barchiesi. 

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