Cronaca

Scafati, violentava la figlia di 15 anni: condannato dai giudici a 7 anni di carcere

I fatti risalgono al 2011. L'uomo era accusato anche di maltrattamenti nei confronti della moglie. Poi la violenza verso la minore, costatagli una denuncia e ora una condanna ad 1 anno per maltrattamenti e a 6 per quanto commesso verso la figlia

Sette anni e tre mesi di carcere in primo grado per aver violentato la figlia di 15 anni. E’ questa la condanna che il collegio presieduto dal giudice Raffaele Donnarumma, presso il tribunale di Nocera Inferiore, ha emesso per un uomo di 49 anni, giudicato anche per maltrattamenti nei confronti dei propri familiari. La storia prende forma poco prima del 2011, terminando nei primi mesi estivi, con una dettagliata informativa dei carabinieri di Scafati che procedono dopo la denuncia sporta da una delle due vittime. I dettagli che raccolgono gli inquirenti permisero di disegnare un contesto di forte degrado familiare, con l’uomo che avrebbe costretto la moglie e la figlia a essere sottomesse a due forme di violenza differenti. La prima, quella fisica, nei confronti della donna con la quale era sposato: stando alle indagini, il 49enne rientrava in casa spesso ubriaco, discutendo e picchiando la moglie per futili motivi. L’uomo non si sarebbe fermato neanche davanti ai figli piccoli, insultando loro e la madre: «Mongoloide, non capisci nulla, z...., tu e tua figlia andate a lavorare». Questa una delle frasi riportate agli atti della Procura di Nocera Inferiore.

Per un periodo, la moglie avrebbe vissuto nella paura e in uno stato di forte angoscia, a causa del comportamento instabile ma violento del marito. Una circostanza che gli è valsa una condanna ad 1 anno di reclusione. Ben più grave, invece, la seconda contestazione. Quella di violenza sessuale nei confronti di una minore, sua figlia, di appena 15 anni. La violenza fu inquadrata in quel medesimo contesto di sopraffazione nel quale l’uomo avrebbe costretto a vivere le due vittime. La minore fu costretta a subire, in più occasioni, «ripetuti toccamenti e palpeggiamenti del seno e delle parti intime, baci sul collo e su altre parti del corpo». Il padre l’avrebbe spinta anche a compiere atti sessuali individualmente, ma senza riuscirci. Spesso invece, era lui che costringeva la 15enne ad osservarlo durante atti di autoerotismo. Accuse che hanno spinto i giudici, al termine della fase dibattimentale, a condannare l’uomo a 6 anni e 3 mesi di reclusione per violenza sessuale. Quel comportamento fuori da ogni logica è stato inquadrato «sotto il vincolo della continuazione». Per il 49enne è stata disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici. 

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