Caso Scarano: "no" alla scarcerazione, ecco cosa ha detto il monsignore

Scarano su Carenzio: ""Mi sono reso conto che era un gran bugiardo, alle volte era anche un po' aggressivo e questa aggressività un po' mi intimoriva"

Scarano

Un "no" forte e chiaro alla scarcerazione di monsignor Nunzio Scarano, coinvolto nello scandalo Ior ed arrestato il 28 giugno, accusato di calunnia e concorso in corruzione. Restano in carcere anche il broker Giovanni Carenzio e l'ex 007 G.M.Z.

La posizione è stata rappresentata oggi dal pm Stefano Pesci al tribunale del Riesame al quale si sono rivolti i difensori dei tre indagati: nel corso dell'udienza, lo stesso pm ha sottolineato che per la gravità del fatto e per il pericolo di reiterazione del reato non è possibile la revoca dell'ordinanza cautelare. Il collegio competente, intanto, deciderà nei prossimi giorni. I difensori di Scarano, dal canto loro, hanno insistito sulla collaborazione fornita dal monsignore agli inquirenti, sulla fine di ogni rapporto con Carenzio e Z. e sul fatto che iloro assistito sia stato sospeso dalla funzione di contabile dell'Apsa. Tali motivazioni, tuttavia, non devono essere state considerate sufficienti per la scarcerazione, secondo il pm Pesci.

Intanto, sul verbale si legge: "Il corrispettivo per il reingresso dei capitali che Scarano doveva percepire era due milioni e mezzo di cui, a detta del religioso, un milione era destinato alla costruzione di una chiesa". Come spiegato dal monsignore, quella cifra rappresentava per lui un prestito che sarebbe stato poi restituito. "Lo dissi anche a Carenzio mentre prendevamo un caffé davanti al Vaticano che consideravo quel denaro come un prestito che mi sarebbe servito a risolvere alcuni problemi finanziari che avevo con un mio parente".

Lo stesso religioso, quindi, ha parlato di una società che aveva con suo cugino e dal quale si tirò poi fuori in quanto "distraeva fondi". "Tuttora ho partecipazioni in una srl denominata Nonna che si occupava di prelevare la quota di un'immobile", ha detto monsignore. Nel corso dell'interrogatorio, poi, ha riferito di percepire "uno stipendio di circa 3 mila e 200 euro al mese" e di avere due appartamenti a Salerno e un garage e un posto auto sotto casa a Salerno. 

Circa Carenzio: "Mi sono reso conto che era un gran bugiardo, alle volte era anche un po' aggressivo e questa aggressività un po' mi intimoriva perché é una cosa che non mi è mai piaciuta. Mi disse che lui aveva la possibilità… i soldi stavano tutti depositati in Svizzera, però non parlava di 20 milioni, parlava di molto di più credo 40 milioni, forse".

Nell'interrogatorio del primo luglio scorso, il prelato spiegò che dopo un incontro svolto con Cesare e Paolo D'Amico, gli imprenditori che a suo dire gli chiesero di intervenire per far rientrare in Italia il denaro, Cesare "ha mandato Carlo Lo Martire (un suo dipendente) a Napoli a casa di Giovanni Carenzio (il broker coinvolto nella vicenda), il quale ha detto che ci sarebbe stata una richiesta molto esosa dell'ex 007 attualmente agli arresti, per cui non è andata in porto l'operazione e che il denaro G.M.Z. lo avrebbe portato a Beirut, circa 41 milioni di euro". Li avrebbe portati lì, perchè "è un paradiso fiscale", concluse il monsignore.

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