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Scandalo Ior, Scarano scrive al Papa: "Mai riciclato denaro"

In una lettera scritta lo scorso 20 luglio ed inviata al Santo Padre dal carcere di Regina Coeli di Roma l'alto prelato di origini salernitane racconta la sua verità e accusa alcuni cardinali

“La documentazione in mio possesso, è prova della mia onestà e delle battaglie contro l’abuso dei miei superiori laici, coperti da alcuni cardinali”. Lo scrive monsignor Nunzio Scarano nella lettera inviata a Papa Francesco, dal carcere di Regina Coeli. Scarano nella missiva fa riferimento alle “battaglie fatte contro l’abuso dei miei superiori laici, ben coperti e protetti da alcuni signori cardinali”. Parlando dei cardinali li definisce come “i famosi scheletri degli armadi, ben ricattati, usati e gestiti dai miei superiori laici”. “La documentazione in mio possesso, presso i miei legali, è prova della mia onestà e di tutte le battaglie fatte contro l’abuso dei miei superiori laici, ben coperti e protetti da alcuni signori cardinali...che erano e sono rimasti come i ‘famosi scheletri degli armadi’ e ben ricattati, usati e gestiti dai miei “superiori laici”. “Circa le mie operazioni bancarie presso lo Ior - aggiunge Scarano - sono state sempre fatte sotto consiglio della direzione dei signori dirigenti e giammai ho abusato di cortesie o cose di altro genere. Sempre tutto secondo al legge canonica dello Ior”

"Santo Padre Francesco io non ho mai riciclato denaro sporco, non ho mai rubato, ho vissuto sempre con dignità con il mio ministero sacerdotale, cercando di aiutare tutti coloro che richiedevano aiuto, visto che la provvidenza è stata tanto, tanto, generosa con me".

Nella lettera Scarano respinge tutte le accuse, compresa quella di aver favorito gli armatori D'Amico. La lettera infatti si chiude con un post scriptum dove è spiegato: "Santità presso lo Ior non esiste nessun conto corrente cointestato con l'armatore Cesare D'Amico e mai mi hanno fatto simile richiesta". Nella stessa lettera gli armatori D'Amico vengono descritti come dei "benefattori. Tutto il denaro ricevuto come donazione dagli armatori D'Amico Paolo e Cesare, famiglia nella quale io sono cresciuto fin dalla mia prima giovinezza, ho ricevuto sempre e soltanto da loro bonifici su conto corrente fondo artigiani, con il cui denaro è stata realizzata a Palermo la casa dei vecchi abbandonati e senza fissa dimora, circa 70 camere da letto, poi successivamente, presso il seminari Giovanni Paolo II, da lui inaugurato, furono donati da me con gli armatori D'Amico, i campi sportivi, un viale alberato e gli spogliatoi". 

Nella missiva il religioso aggiunge che pur avendo "chiesto udienza a S.E card Angelo Sodano l'astuto e furbo mons. Giorgio Stoppa, riuscì a non farmi ricevere e per giunta punirmi, spostandomi in altro ufficio e facendomi continuamente controllare". "Perché?", si chiede il monsignore nel documento di tre pagine dove precisa a Papa Francesco di avere "vissuto sempre con dignità il mio ministero sacerdotale, cercando di aiutare tutti coloro che chiedevano aiuto, visto che la provvidenza è stata tanto tanto generosa con me".

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