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Scuola in presenza anche in Campania, tra assembramenti, disagi e irresponsabilità: tutti i rischi e le possibili soluzioni

Intanto, c'è anche chi, candidamente, ieri ha condiviso post e foto sui social di piccoli alunni che, per salutarsi, si abbracciavano fuori alle scuole con il consenso delle mamme "perchè protetti dalla mascherina"

Tutti in aula, i bambini delle scuole primarie di Salerno, dopo la pronuncia del Tar della Campania sull'ordinanza relativa all'attività scolastica nella nostra regione: come è noto, è stato deciso l'adeguamento alle disposizioni nazionali anche per la quarta e la quinta che, a partire da ieri,  21 gennaio, sono tornate in presenza. Rimangono in vigore le disposizioni regionali relative alla scuola secondaria di primo grado, le cui attività in presenza restano pertanto sospese fino al 23 gennaio. Per la Secondaria si deciderà, come previsto nell'ordinanza regionale, dopo il 23 gennaio alla luce delle verifiche dell'Unità di Crisi. Il Governatore Vincenzo De Luca, intanto, ha sottolineato che sarà consentito ai sindaci e alle autorità sanitarie locali di assumere decisioni connesse ai contesti locali. Ma entro il 1° febbraio, ad ogni modo, torneranno in aula anche gli studenti delle secondarie, come stabilito dal Tar. Il Tribunale ha infatti accolto il ricorso presentato da alcuni genitori e con un provvedimento cautelare ha stabilito che gli istituti dovranno aprire con “modalità integrata”.

Le preoccupazioni e i rischi

Mentre c'è chi esulta per il rientro a scuola, numerose le famiglie e gli insegnanti preoccupati per le possibili situazioni di rischio che, inevitabilmente, il ritorno in aula comporterà. Le ragioni sono semplici e risapute: al di là della mascherina e delle distanze, necessario, per scongiurare il contagio, un costante ricambio d'aria come hanno sottolineato i virologi, visto il periodo prolungato di tempo trascorso in aula con le stesse persone. Ricambio d'aria (alias finestre aperte in classe) non sempre semplice da assicurare visto il clima rigido dei mesi invernali. Senza considerare, poi, l'affollamento nei pullman che non hanno ancora incrementato le corse in vista della ripresa delle attività didattiche in presenza. Non solo: pericolosi anche gli assembramenti dinanzi alle scuole, a causa di una mancata organizzazione, da parte delle dirigenze, su entrate e uscite a orari differenziati, come evidenziato da diverse famiglie salernitane nel nostro approfondimento sul tema. Ma, in quest'ultimo caso, parte della colpa di ulteriori eventuali esposizioni al virus è anche legata a comportamenti irresponsabili da parte di alcuni genitori e parenti degli alunni che, in barba al buon senso, stazionano dinanzi agli ingressi e chiacchierano con altre famiglie senza il rispetto della distanza, quasi come se il Covid non esistesse. E c'è anche chi, candidamente, ieri ha condiviso post e foto sui social di piccoli alunni che, per salutarsi, si abbracciavano fuori alle scuole con il consenso delle mamme "perchè protetti dalla mascherina". Come se, dopo mesi di pandemia, ancora non fosse chiaro che il dispositivo base (mascherina ndr), da solo, non renda immuni dal contagio e che le mancate distanze o il contatto rappresentino veicoli quasi certi per il Covid-19.

La soluzione ignorata

Considerando il numero crescente di classi che, pur nel silenzio di alcune istituzioni locali, già sono finite in quarantena, costringendo all'isolamento insegnanti e familiari degli alunni venuti in contatto con contagiati a scuola, ci si chiede se, per evitare di esporre i piccoli al Covid-19, non sarebbe stato più opportuno individuare già spazi aperti dove tenere le lezioni in presenza, con l'arrivo del clima primaverile. Cortili, parchi, sagrati delle chiese e, perchè no, anche piazze cittadine, in alcuni orari mattutini e ad alternanza, potrebbero rappresentare le uniche "aule" davvero sicure per gli studenti (muniti ovviamente di mascherina e distanziati), in quanto all'aperto e, quindi, a prova di ricambio d'aria naturale. Studiare soluzioni sicure e, intanto, migliorare la DAD, magari sperimentando modalità di lezione alternative e più partecipative, avrebbe potuto rappresentare, probabilmente, l'unica reale soluzione per non rinunciare all'istruzione e per non mettere a rischio alunni, famiglie e insegnanti. In altre parole: per non incrementare i contagi la cui risalita appare, purtroppo, alle porte, nelle attuali condizioni, non diverse da quelle dalle precedenti ondate e visti anche i tempi lunghi della somministrazione dei vaccini. Non è mai troppo tardi, tuttavia: l'auspicio è che gli enti preposti si affrettino a individuare spazi di lezione all'aperto in vista dei mesi meno freddi. E che, intanto, le famiglie degli alunni e le dirigenze scolastiche possano assumere, rispettivamentem comportamenti e provvedimenti responsabili, riducendo al minimo i rischi, con il rispetto delle distanze, la mascherina, l'igienizzazione e, non ultimo, il ricambio d'aria negli spazi chiusi. Non dimenticando come il valore dell'istruzione, in realtà, non sia relegato a banchi e ad aule fisiche, ma abbia a che fare con la capacità del corpo docente di interessare e incuriosire le giovani menti degli allievi. Capacità che si può mostrare dentro e fuori gli edifici scolastici, oltre ogni difficoltà.


 

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