Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

"Siamo tutti fratelli", l'appello di Modou, i ringraziamenti di Daouda Niang

Un bambino senegalese, ha preso il microfono e ha parlato ai grandi con il cuore dei semplici. Il presidente dell'associazione dei senegalesi ringrazia il Comune di Salerno

“Siamo tutti fratelli. Siamo tutti figli di Dio. Non ci deve essere più discriminazione. Siamo tutti fratelli e amici. Io gioco con i vostri figli. Siamo una cosa uguale. Non c'è differenza tra uomo black e uomo white”. Un bambino senegalese, Modou, 10 anni, ha preso il microfono e ha parlato ai grandi con il cuore dei semplici. E' accaduto durante l’incontro “Migrazioni e Unità Familiare”, organizzato nell’ambito del Progetto ONI Campania (Osservatorio sulle nuove italianità in regione Campania), sostenuto da Regione Campania e Fondazione Banco di Napoli per l'Assistenza all’infanzia e l’adolescenza.

I ringraziamenti

"A mio nome e a nome di tutta la comunità senegalese della Campania ringraziamo il Comune di Salerno: il sindaco Enzo Napoli, l’assessore alle politiche sociali Savastano, un ringraziamento particolare al presidente della commissione sociale Paola de Roberto - dice Daouda Niang, presidente dell'associazione dei senegalesi. Ringraziamo, inoltre, la dottoressa Patrizia Stasi, presidente della Fondazione Banco di Napoli, unitamente ad Antonio Bonifacio, Giuseppe Grimaldi, Sergio Damiani e tutti gli animatori del progetto ONI Campania (Osservatorio sulle nuove italianità in regione Campania). Un ringraziamento particolare al nostro fratello, professore Gennaro Avallone. E ringraziamo tutte le persone che sono state presenti. Speriamo di continuare a collaborare con l’Amministrazione comunale per trovare soluzioni ai nostri problemi. E di farlo nello spirito delle parole inattese di Modou: “Noi siamo venuti qua per dare una mano alla nostra famiglia, che sta in Senegal, perché se noi falliamo tutta la nostra famiglia fallisce. Noi veniamo qua per lavorare perché siamo gente comune come tutti gli altri e ci dobbiamo guadagnare da vivere come tutti gli altri. Dobbiamo avere tutti noi il nostro lavoro e tutti i nostri diritti".
 

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