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Sessa Cilento, i carabinieri a casa del vice sindaco: è polemica

Un’operazione legata alle verifiche relative all’affidamento di un incarico esterno ad un professionista della zona per il recupero di alcune somme di denaro. Sul caso è stata aperta un'inchiesta dopo la presentazione di un esposto

I carabinieri, lo scorso 15 febbraio, hanno svolto delle perquisizioni presso il Comune di Sessa Cilento e l’abitazione del vicesindaco Gabriele Falcione. Un’operazione legata alle verifiche relative all’affidamento di un incarico esterno ad un professionista della zona per il recupero di alcune somme di denaro. Sul caso è stata aperta un'inchiesta dopo la presentazione di un esposto.

La polemica

Ad alzare il tiro contro l’amministrazione comunale è il capogruppo dell’opposizione Francesco Lombardo: “Per la prima volta nella storia di questa comunità un vicesindaco in carica, per questioni attinenti la sua attività amministrativa ha subito una perquisizione domiciliare, estesa anche alla Casa Comunale. E’ intollerabile il comportamento degli amministratori e in particolare del sindaco che continuano nella loro inutile e inadeguata attività come se non fosse successo niente. Il sindaco ha l’obbligo di informare la cittadinanza su quanto è successo in modo corretto e dettagliato. La cittadinanza ha diritto di conoscere fino in fondo quanto sta succedendo. Pur augurando al vicesindaco di dimostrare la sua innocenza rispetto ai reati contestateigli – conclude Lombardo – gli chiediamo un atto di generosità e di correttezza comportamentale, dimettendosi e preparando nel migliore dei modi la sua difesa da semplice cittadino, fiducioso com’è nell’operato della magistratura”. Di qui l’invito alle dimissioni rivolto a tutti i membri dell’amministrazione municipale.

Pronta la replica di Falcione: “Il garantismo alternato. Che il capogruppo di minoranza cavalchi l'onda di una notizia è legittimo considerato il ruolo di opposizione che ricopre. Che arrivi a dare lezione di stile e comportamento mi sembra fuori luogo. Mi invita alle dimissioni per difendermi da libero cittadino, diversamente da quanto ha fatto lui stesso insieme a quasi tutta la Sua maggioranza del 2011 /2016 quando sono risultati indagati dalla Procura. Oggi però ha l’ardire di invitarmi alle dimissioni. Devo pensare che lui stesso ha manifestato un "attaccamento puerile alla poltrona e a qualche privilegio di carica" che oggi attribuisce ad altri. Mi domando come fa a misurare la gravità dell'imputazione se non ha letto (presumo) gli atti in questione? Lo informo, per chiarimento, che l'ipotesi di reato per il quale sono indagato è il medesimo che lo ha riguardato direttamente in altre circostanze per l'esercizio delle funzioni di amministratore del nostro Comune. Non sono sorpreso dalle affermazioni del capogruppo di minoranza Lombardo; sono contento però dei tanti attestati di stima di questi giorni che mi sono giunti da più parti, anche da qualche esponente della minoranza, che mi consentono di affrontare e risolvere per il meglio il malinteso”.

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