Strage di gatti a Battipaglia, il cubano: "Non sono esche velenose, si tratta di un culto"

Il cubano accusato di essere il presunto killer dei gatti a Battipaglia ha detto la sua su una intervista a La Città

"Non sono il killer dei gatti. Non sono la persona che cercano": lo ha detto il cubano accusato di essere il presunto killer dei gatti a Battipaglia, in una intervista su La Città. L’avvocato del cubano, il legale salernitano Gerardo Cembalo sollecita urgenti analisi sulla polvere recuperata dagli agenti per chiarire l’equivoco.

Le dichiarazioni

In merito ai ‘bocconi avvelenati’, il cubano che recentamente ha aggredito l'inviato di Striscia La Notizia, ha detto: "Non sono esche velenose, sono commestibili. Puoi ingoiarle (e fa il gesto di portarsi la mano alla bocca). È un rito di noi cubani credenti. È un culto popolare della Regla de ocha, la Santeria. Lo fai quando hai momenti di scoraggiamento o, al contrario, ti senti troppo caricato. È un rito di purificazione del corpo accompagnato a preghiere a Dio e ai Santi. È una pratica religiosa che facciamo quando sentiamo il bisogno. Si tratta di una forma di offerta ai santi per la loro intercessione presso Dio. Lasciamo i sacchetti ai lati delle strade per avere positività, serenità. Non si deve sacrificare nessun animale, gatto o cane che sia. Non è giusto ammazzarli e non lo prevede la nostra religione", ha concluso.

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